Home » Insubria

Balairatt, torna la campagna antifrontalieri

3 febbraio 2014 – 09:44Nessun Commento

La nuova campagna "balairatt" (foto FB)


Era abbastanza prevedibile. Al momento il modo più facile per guadagnare consensi elettorali in Ticino è prendersela con i frontalieri. Così l’Unione democratica di centro, ansiosa di prendere il posto della Lega dei ticinesi nel cuore degli elettori, ha rispolverato i topi frontalieri che vengono a rosicchiare il formaggio riservato agli svizzeri.

La nuova campagna, che riprende i temi di quella lanciata con grande successo in vista delle elezioni parlamentari del 2010, è stata presentata a Lugano dalla sezione ticinese del partito. All’evento era presente anche una delegazione dell’Udc ginevrina, dove pure il problema del frontalierato è molto sentito. Questa volta l’accento viene messo sul fenomeno dei “padroncini”, cioè degli artigiani italiani della zona di frontiera presenti sul mercato ticinese. Con i loro prezzi concorrenziali, e i vantaggi fiscali che godono non dovendo pagare l’Iva svizzera, fanno la gioia dei ticinesi che mettono a posto la casa. Meno contenti sono gli artigiani locali, confrontati a una maggiore concorrenza.

La campagna si colloca del solco della propaganda in vista della consultazione popolare di domenica prossima, quando gli elettori svizzeri saranno chiamati a pronunciarsi su di una modifica della costituzione che introdurrebbe dei forti limiti alla possibilità per gli stranieri di lavorare in Svizzera.

In Ticino, dove in pochi anni il numero dei frontalieri è aumentato da 40’000 a 60’000, il provvedimento verrà molto probabilmente accettato. Ma anche a livello svizzero i consensi per l’iniziativa sono in aumento. Se da una parte la possibilità di attingere al mercato del lavoro dei paesi circostanti ha permesso all’economia svizzera di far fronte egregiamente alla crisi economica, dall’altro è innegabile che la maggiore concorrenza contribuisce a contenere i salari.

Non sorprende quindi che la proposta di limitare l’accesso al mercato del lavoro svizzero conquisti ampi consensi soprattutto nelle zone periferiche e fra la forza lavoro meno qualificata, che maggiormente subisce la concorrenza estera. L’approvazione dell’iniziativa significherebbe però molto probabilmente per la Svizzera la disdetta dei trattati bilaterali con l’Unione europea, che finora ha permesso all’economia svizzera di approfittare dei vantaggi del mercato comune europeo anche senza farne parte. Una prospettiva che spaventa gli ambienti padronali, ma che non disturba i nostalgici di una Svizzera magari meno ricca, ma libera da fastidiosi impegni internazionali.

Red.

 

Articoli correlati:

  1. Siamo in mutande: nuova campagna provocatoria dell’UDC
  2. Benetton: campagna marketing a favore del lavoro giovanile
  3. Agrivarese: la campagna ha incantato la città
  4. Le insubriche “Botteghe di campagna amica”
  5. Bando alla xenofobia: campagna sindacale elvetica per il rispetto del lavoratori stranieri
  6. Balairatt: frontalieri condannati a pagare le spese
  7. Balairatt terzo atto: sem a la früta
  8. Balairatt: frontalieri e Pierre Rusconi davanti al Pretore
  9. Balairatt e la coda di paglia dell’Italia
  10. Balairatt: a volte ritornano

 

Scrivi un commento!

Inserisci il tuo commento qui sotto, oppure esegui un trackback dal tuo sito. Puoi anche iscriverti a questi commenti via RSS.

Sii gentile e conciso. Resta in argomento. Niente spam.

Puoi usare questi tag:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Questo sito supporta i Gravatar. Per ottenere il tuo gravatar personale (Globally Recognized Avatar) registrati su Gravatar.