Tesoreria centrale: la rivolta dei Sindaci
Da una parte la Svizzera vuole quasi azzerare (o quasi) i ristorni dei frontalieri. Dall’altra il governo Monti ha re-introdotto la tesoreria centrale. Se con la Confederazione i municipi italiani di confine possono fare ben poco, contro la centralizzazione dei “tesoretti” locali è partita una rivolta senza precedenti.
I primi a levare gli scudi sono stati i sindaci della Lega Nord (oggi all’opposizione) ma il fronte anti-esecutivo si sta espandendo. La “ribellione” più clamorosa è stata quella dei quei Comuni che hanno rotto il salvadanaio, pagando fornitori e spese arretrate. Con la cassa vuota, la mano di Monti non potrà più prelevare un bel niente. La trovata è stata portata avanti in questi giorni da Comuni come Besozzo, Cadrezzate, Gazzada Schianno, Venegono Superiore, Tradate: “E’ una forma di protesta – spiega Maurilio Canton, sindaco cadrezzatese e segretario provinciale del Carroccio – contro un governo che vuole ulteriormente penalizzare gli enti locali e la loro autonomia”.
Ma in cosa consiste questo provvedimento? A colpire sono soprattutto i tempi brevissimi: il 50% della somma andava versata entro il 29 febbraio 2012, il resto entro il 16 aprile. L’“esproprio” dovrebbe durare tre anni e, secondo i conti di Palazzo Chigi, avendo più liquidità nella tesoreria centrale, lo Stato avrebbe bisogno di emettere meno titoli di debito pubblico, con un risparmio di oltre 620 milioni di euro. Tuttavia gli enti locali, con un flusso obbligato di 8 miliardi l’anno verso Roma, si lamentano: il servizio e gli interessi, infatti, non potrebbero più essere messi a gara tra gli istituti di credito, e i Comuni dovrebbero prendere quanto stabilito dalla Banca d’Italia. “Un municipio di 90 mila abitanti (come Varese o Busto Arsizio, ndr) – dice Graziano Delrio, presidente dell’associazione dei Comuni italiani – non potrà più disporre di qualcosa come 300-500 mila euro”. Non proprio due briciole.
Altre realtà, hanno invece presentato istanza presso il tribunale. Il Comune di Varese tratterà la sua causa giovedì 22 marzo. Mentre quello di Morazzone il 27 aprile. “È un po’ tardino – afferma Matteo Bianchi, sindaco morazzonese – e nel frattempo la confusione regna sovrana tra le tesorerie locali dei Comuni che, per timori di ripercussioni e azioni contro gli enti locali, hanno interpretato la norma in maniera diversa da Comune a Comune e da banca a banca. È il caos totale”. Il Comune di Varese, rappresentato dall’avvocato Patrizia Esposito, aveva chiesto il blocco delle somme sul conto della tesoreria del Comune per impedire che le stesse venissero trasferite alla Tesoreria unica nazionale. Si tratta di 10 milioni e 400 mila euro. “Abbiamo sperato che la trattativa portata avanti da Anci portasse a qualche risultato – dichiara il sindaco Attilio Fontana – il governo non ci ha dato alcuna risposta e quindi come sindaco di Varese ho deciso di tentare anche questa strada”. Il Comune di Morazzone è invece rappresentato dall’avvocato varesino Andrea Mascetti. “Se i nostri fondi finissero nella tesoreria centrale – aggiunge Bianchi – significherebbe in un colpo solo dire addio al federalismo e alle autonomie e depredare somme che con tanta fatica sono state messe da parte sul territorio”.
Nicola Antonello
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