Manovra: protesta dei sindaci a Milano
Non ci stavano nella sala dell’auditorium Gaber tutti i sindaci riuniti nella capitale lombarda per protestare contro i tagli agli enti locali previsti dalle misure di risparmio proposte dal governo di Roma. Gli amministratori – più di mille – hanno deciso di continuare la protesta all’aperto e si stanno muovendo in corteo verso Piazza della Scala dove sono previsti gli interventi conclusivi.
“Oggi da Milano chiediamo con voce bipartisan di dare ascolto alle istanze del territorio. Siamo qui per spiegare anche a chi non vuole capire che questa manovra puo’ rappresentare un colpo mortale non solo per i Comuni ma per tutta la Nazione”. Cosi il sindaco di Milano Giuliano Pisapia nel suo saluto dall’Auditorium Gaber pieno di fasce tricolori provenienti da tutta Italia.
Per Pisapia bisogna “impedire che i tagli si materializzino perche’ tutto ricadrebbe su asili nido, trasporti, cultura e servizi ai più deboli”. A parere del sindaco di Milano la manifestazione di oggi “non e’ solo protesta ma senso responsabilita’ nei confronti di chi ci ha accordato la propria fiducia eleggendoci. Lotteremo e resteremo uniti fino a quando non avremo messo al sicuro le nostre comunità”.
A Milano sono presenti sindaci di tutte le parti politiche. Oltre a quello di Milano sono presenti tra gli altri i sindaci di Roma Gianni Alemanno, di Venezia Giorgio Orsoni, di Verona Flavio Tosi, di Piacenza Roberto Reggi, di Torino Piero Fassino. Alla testa del corteo il presidente dell’Associazione nazionale comuni italiani Osvaldo Napoli e il vicepresidente Graziano Delrio.
Nella lettera che Osvaldo Napoli, e il coordinatore nazionale dei Piccoli Comuni, Mauro Guerra, hanno scritto ai sindaci per invitarli alla manifestazione, si afferma che le misure proposte andrebbero a infiliggere “un colpo mortale ad una straordinaria rete di partecipazione democratica, di volontariato civico, di impegno per la propria comunità, per la sua coesione sociale, per la promozione ed il sostegno al suo sviluppo.”.
“Siamo vicini al momento in cui i comuni dovranno chiudere non perchè troppo piccoli, ma perchè impossibilitati ad assolvere le loro funzioni, a garantire servizi essenziali e quindi diritti, coesione sociale, possibilità di crescita e sviluppo ai loro cittadini, alle famiglie e alle imprese.”
Red./Comunicati
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