La black list danneggia gli scambi italo-svizzeri
Nuova interrogazione al Senato italiano per chiedere la cancellazione della Svizzera nella black list italiana dei paesi a fiscalità priviligiata. L’ha inoltrata il senatore comasco del Popolo della Libertà Alessio Butti. Nell’atto parlamentare si afferma che l’inserimento della Svizzera nella black list sta rendendo difficili ed eccessivamente onerosi i rapporti commerciali sviluppati in anni di positivo interscambio.
Alessio Butti sottolinea l’importanza, per l’Italia, degli scambi economici con la Svizzera. L’Italia è il secondo partner commerciale della Svizzera, mentre l’Italia per la Svizzera è il sesto Paese di esportazione a livello mondiale. Con un volume totale di 16 miliardi di euro, nel 2010 l’Italia ha esportato più merci in Svizzera che in Cina e in Russia messi assieme.
A livello pro capite, la Svizzera si conferma quindi di gran lunga il maggiore importatore e consumatore mondiale di prodotti italiani. Secondo Alessio Butti, “gli adempimenti richiesti alle imprese italiane che esportano in Svizzera a causa della black list disincentivano le imprese svizzere dal concludere accordi economici, poiché dal punto di vista degli operatori economici elvetici, costituiscono ulteriori costi che rendono non conveniente lo scambio commerciale.”
Per queste ragioni il senatore chiede al governo se non ritiene opportuno cancellare la Svizzera dall’elenco dei Paesi cosiddetti black list, “al fine di non pregiudicare gli scambi commerciali tra l’Italia e la Svizzera che costituiscono una risorsa economica essenziale per migliaia di aziende italiane”.
Red.
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L’inserimento della Svizzera nella black list italiana non è certamente un fatto amichevole. Come svizzeri prendiamo atto. Non ci si lamenti poi, in Italia, per le prevenzioni dei cittadini elvetici/ticinesi nei confronti del Bel Paese.