Omosessuali: corteggiati dalle banche svizzere
A Londra, Credit Suisse e UBS offrono servizi mirati alla comunità gay. Si tratta di una strategia volta a intercettare una nicchia di mercato con esigenze e disponibilità particolari che vale 81 miliardi di sterline.
Messa così sembra una “furbata” delle banche svizzere che messe alle strette dall’UE, dall’ OCSE, e dagli Stati Uniti, cercano di riguadagnare il terreno perso. In effetti, la società odierna si fa sempre più complessa. I clienti non si misurano più solo sulla base delle loro disponibilità finanziarie ma piuttosto sulle loro esigenze specifiche. E’ il caso, ad esempio, degli anziani. Si tratta di una categoria sempre più numerosa e che a differenza di un tempo, raggiunta la pensione, può contare –spesso- su disponibilità finanziarie interessanti che le banche non vogliono farsi sfuggire. Lo stesso vale per la cosiddetta comunità gay.
Credit Suisse è stata la prima grande banca a pensarci, offrendo alla categoria un servizio specifico di private banking curato da consulenti essi stessi gay. I servizi offerti coprono tutti gli aspetti tradizionali del private banking, oltre a servizi su misura come ad esempio la consulenza in materia di unione civile o di adozione.
Un mercato da 31 miliardi di sterline
In Gran Bretagna sono presenti 3 milioni di omosessuali, pari a una massa finanziaria di 81 miliardi di sterline. La comunità costituisce dunque un interessante serbatoio di clienti per una banca. Stephen Connolly, ideatore della strategia per CS, ha calcolato che la maggior parte di questi potenziali clienti non deve fare i conti con tasse scolastiche per i figli, ha una maggiore disponibilità di denaro liquido a breve termine, una maggiormente propensione al rischio d’investimento e va prima in pensione. Si tratta dunque di clienti benestanti, tra i 30 e i 40 anni. Evidentemente, visto che la proposta di CS è stata immediatamente accolta con entusiasmo dalla comunità gay londinese, anche UBS ha voluto approfittare del ghiotto affare. La prima banca svizzera ha così copiato il modello sperando di bissare in successo dell’istituto rivale.
Mario Besani
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