Sospensione dei ristorni: un’arma in mano a Tremonti
La decisione del governo di Bellinzona di versare solo metà dei ristorni dell’imposta alla fonte prelevata ai frontalieri suscita discussioni dalle due parte del confine. Per Franco Narducci, deputato del Partito democratico al Parlamento italiano, eletto dagli emigranti italiani in Svizzera, si tratta di “una decisione sbagliata, che segue più il momento emozionale che la razionalità politica, e che rischia di mettere in difficoltà il governo svizzero in un momento molto delicato”.
Narducci, che è stato l’iniziatore della mozione che chiedeva al governo di Roma di normalizzare i rapporti con la Svizzera, poi accolta da tutte le forze politiche, teme che “il mancato versamento dei ristorni contribuisca ad acuire la tensione proprio quando il parlamento italiano si è impegnato a spingere il governo a riprendere la via negoziale”.
Ma ciò che è peggio è che la posizione della Svizzera potrebbe risultare indebolita sul fronte del negoziato sull’euroritenuta, che è cruciale per la salvaguardia degli interessi del settore bancario svizzero. “Ne potrebbe uscire rafforzata la posizione di Tremonti, al quale si mette in mano un’arma per far pressione sulla Svizzera” afferma Franco Narducci.
Franco Narducci auspica che il governo federale svizzero e quello italiano, fra cui sono stati stabiliti i primi contatti in vista di stabilire un calendario negoziale, continuino comunque sulla strada del dialogo per uscire da una situazione poco consona a due paesi tradizionalmente amici come l’Italia e la Svizzera.
Reazioni differenziate negli ambienti economici ticinesi
Per l’avv. Michele Rossi, delegato delle associazioni economiche ticinesi per i rapporti con l’Italia, si tratta invece di un “segnale importante in una situazione di stallo che durava da troppo tempo: è assurdo che uno stato con il quale si hanno relazioni economiche importanti venga messo sulla black list.”
Rossi ritiene che le reazioni alla posizione ferma assunta dal Ticino abbia portato a delle reazioni promettenti, in vista del ristabilimento di relazioni normali fra i due paesi. Si tratta di un segnale indirizzato a Roma, ma anche a Berna, affinché venga ripreso il dialogo e venga aperto un negoziato per un nuovo trattato sulla doppia imposizione fra i due paesi. Va da sè che la presenza della Svizzera sulla lista nera italiana dei paesi a fiscalità privilegiata, che rappresenta un ostacolo a normali rapporti economici, debba venir eliminata in tempi brevi.
Anche gli industriali ticinesi sperano in una normalizzazione dei rapporti. “Dopo i toni che ha assunto la discussione, non è sorprendente che anche il Ticino faccia la voce grossa, – afferma Stefano Modenini, direttore dell’Associazione degli industriali ticinesi – ma ora bisognerà vedere cosa si otterrà. Se ci sarà una normalizzazione dei rapporti, sarà stata una decisione positiva. Un nuovo irrigidimento sarebbe invece un risultato controproducente”.
Il settore industriale ticinese guarda però all’apertura di trattative su di nuovo trattato sulla doppia imposizione con l’Italia anche con una certa preoccupazione. Gli industriali temono soprattutto che l’Italia proponga di abolire l’esenzione fiscale per redditi dei frontalieri nella zona fino a 20 km dal confine (la medesima soluzione in vigore con i frontalieri francesi o tedeschi). Per i frontalieri sarebbe così meno interessante venire a lavorare in Svizzera. In caso di una ripresa economica in Italia, il mercato del lavoro ticinese potrebbe quindi trovarsi in difficoltà per reclutare la manodopera specializzata di cui ha bisogno.
Michele Andreoli
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