Crisi libica: se l’Italia desse una mano?
E’ un vero ginepraio quello in cui si è cacciato il governo svizzero. La crisi con il Colonnello Gheddafi sembra, per il momento, senza via d’uscita. In pochi mesi, la diplomazia elvetica ha fatto cilecca per la seconda volta e intanto i due ostaggi elvetici sono ancora bloccati a Tripoli. Forse, Berna, dovrebbe chiedere aiuto a Roma.
Hans Rudolf Merz non solo ha perso la faccia ma ora rischia di perdere anche il posto. Voci di corridoio, sempre più insistentemente, chiedono le sue dimissioni. Il presidente della Confederazione elvetica, dieci giorni fa, a sorpresa e -sembra- senza avere informato tempestivamente i suoi colleghi di governo, si era recato nella capitale libica per chiedere scusa al Colonnello Gheddafi nella speranza di riportare a casa due impiegati elvetici di un’importante multinazionale bloccati a Tripoli da oltre un anno. Il loro fermo è stato probabilmente una ritorsione contro la Svizzera dopo che la polizia di Ginevra, nel luglio del 2008, aveva arrestato, per qualche ora il figlio di Gheddafi, Hannibal e la moglie, con l’accusa di maltrattamento ai danni dei loro domestici.
L’episodio, ha aperto una crisi senza precedenti fra i due paesi, tanto che Gheddafi oltre ad arrestare i due impiegati di un’importante multinazionale, ha anche ritirato dalle banche svizzere oltre sei miliardi di franchi. Non solo. Pochi giorni fa ha pure chiesto all’ONU di smembrare la Confederazione in tre entità linguistiche da aggregare rispettivamente a Francia, Italia e Germania.
Durante quest’anno, prima la responsabile della diplomazia elvetica, Micheline Calmy-Rey e dieci giorni fa, il presidente della Confederazione, Hans Rudolf Merz, si sono recati a Tripoli nella speranza di sbloccare la situazione.
Merz si è addirittura umiliato chiedendo scusa per quanto fatto dalla Polizia ginevrina e ha pure consentito a istituire una commissione arbitrale internazionale per chiarire l’accaduto.
Un atto di sottomissione che ha scatenato grosse polemiche in Svizzera. Ginevra si è sentita delegittimata dal gesto del presidente Merz che avrebbe violato la sovranità cantonale. La polemica si sarebbe potuta esaurire velocemente se Merz fosse riuscito a riportare a casa i due ostaggi. Così non è stato e oggi, addirittura, il governo di Tripoli smentisce che vi sia mai stato un accordo formale perché i due ostaggi fossero liberati in tempi brevi.
La posizione del presidente della Confederazione si fa di ora in ora più scomoda. Al suo ritorno da Tripoli aveva, infatti, affermato che, in caso di fallimento della sua missione, avrebbe perso la faccia. Ora, più che la faccia rischia di perdere il suo posto in governo.
La Confederazione, in queste ore, sembra particolarmente in imbarazzo. L’“impasse” con Tripoli non sembra sbloccarsi. L’aiuto di uno stato amico apparirebbe, a questo punto, particolarmente benvenuto. E’ ovvia l’allusione all’Italia che con Gheddafi ha rapporti particolarmente intensi. Infatti, già questa primavera, il ministro degli esteri, Franco Frattini, aveva offerto i buoni uffici di Roma per tentare di trovare un accordo con Gheddafi. Di quell’offerta non si è saputo più nulla. Un primo assaggio si è comunque avuto dal leghista Mario Borghezio che ieri tuonando contro il Colonnello l’ha messo in guardia dal provocare la Svizzera. “Hanno un esercito vero, gli svizzeri, non un’armata Brancaleone da operetta, come i fantocci e le fantocce che vediamo sfilare a Tripoli” ha detto l’eurodeputato del Carroccio. Speriamo che sia questo l’aiuto offerto da Frattini.
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