Fisco: la Svizzera tende la mano a Roma e Tremonti?
La Svizzera sarebbe pronta a siglare con Roma un accordo fiscale simile a quanto fatto recentemente con Germania e Regno Unito. L’ha affermato l’ambasciatore elvetico a Roma Bernardino Regazzoni. Ma per il momento la normalizzazione dei rapporti fra i due paesi rimane solo sulla carta.
Che le prospettive di un rilancio delle trattative fiscali fra Svizzera e Italia si stiano concretizzando è un dato di fatto, soprattutto dopo l’incontro (improvvisato?), una decina di giorni fa, a Washington nel corso di un vertice del Fondo monetario internazionale, fra Giulio Tremonti e la sua omologa svizzera Eveline Widmer-Schlupf. Tuttavia, per il momento ci sono state solo dichiarazioni di buona volontà ma nulla di veramente concreto. Nelle ultime ore, a rilanciare il dibattito, ci ha pensato l’ambasciatore elvetico a Roma, Bernardino Regazzoni che si è detto sicuro che “dopo un lungo periodo di fasi alterne sul fisco ci sono stati segnali incoraggianti. Ora bisogna mettersi intorno a un tavolo e trattare. La Svizzera ha manifestato a più riprese la propria disponibilità nei confronti dell’Italia -ha detto Regazzoni- ora il momento cruciale sarà quando ci siederemo a un tavolo”. In buona sostanza, secondo Regazzoni, Berna sarebbe intenzionata a siglare con Roma accordi simili a quelli raggiunti con Germania e Regno Unito che hanno stabilito un’aliquota tra il 26 e il 30% sui capitali italiani non dichiarati custoditi nella Confederazione. L’Italia incasserebbe fra gli 8 e i 10 miliardi di euro, la Svizzera riuscirebbe a salvaguardare il proprio segreto bancario. Insomma, apparentemente, ci guadagnerebbero tutti ma Tremonti non ha ancora detto la sua ultima parola.
Mario Besani
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