Ristorni dei frontalieri: piste ciclabili in Valchiavenna
Oltre 400 mila euro: è l’ammontare dei ristorni delle tasse pagate dai frontalieri alla Svizzera nel 2008 destinato alla Comunità montana della Valchiavenna. Una somma consistente, che sarà destinata alla costruzione di una pista ciclabile. Ma la Cisl provinciale contesta: “Le emergenze non sono certo quelle di andare in bici”.
La Giunta esecutiva della Comunità montana Valchiavenna ha deciso di utilizzare gli oltre 400 mila euro, frutto dei ristorni 2008 dei frontalieri che lavorano in Svizzera, per il finanziamento delle piste ciclabili. Una decisione quella della giunta guidata da Severino De Stefani, che non fa una grinza. Infatti, Comuni, rispettivamente Comunità montane, hanno il diritto di usare i soldi dei ristorni come meglio credono per il bene della comunità.
La cifra, entrata da sempre importantissima nel bilancio degli enti locali di confine è determinata moltiplicando la quota pro-capite di 817 euro, ottenuta sulla base dei criteri di ripartizione stabiliti con decreto ministeriale, per il numero di lavoratori frontalieri risultati residenti nella comunità montana di appartenenza: in Valchiavenna i lavoratori frontalieri sono 500.
Tuttavia, in questo caso, non tutti sono d’accordo sulla destinazione dei fondi. E’ il caso di Daniele Tavasci, segretario provinciale della Cisl citato dal Giorno. “Pur nel rispetto delle norme di riferimento sulla destinazione dei ristorni e pur giudicando significativa l’importanza turistica delle piste ciclabili, vedrei con maggiore favore un diverso utilizzo di questi fondi”, ha commentato il sindacalista.
“Politiche oculate dovrebbero rispondere ai bisogni e alle emergenze attuali della gente, che non sono certo quelle di andare in bicicletta. Mantenendo le voci di spesa sui servizi e sulle infrastrutture, si potevano ad esempio concentrare sul trasporto scolastico, penalizzato nella nostra realtà di montagna oppure per interventi di miglioramento degli edifici pubblici mediante l’abbattimento delle barriere architettoniche. Credo che occorra rivedere la destinazione di questi fondi ed evitare che diventino solo uno strumento per far tornare i conti delle opere pubbliche degli enti locali”, spiega Daniele Tavasci.
Ma la polemica sembra destinata comunque a spegnersi sul nascere, visto che la decisione la giunta esecutiva della Comunità montana della Valchiavenna ha già preso la decisione.
Mario Besani
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