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Ristorni frontalieri: “I Comuni italiani rispettano i patti sull’utilizzo dei fondi”

7 novembre 2013 – 09:37Nessun Commento

Come ha affermato Filippo Lombardi, presidente del Consiglio degli Stati, (il senato svizzero) a seguito dell’incontro a Roma il premier italiano Enrico Letta, entro la fine di novembre Italia e Svizzera potrebbero riprendere, finalmente, le trattative per la firma di un nuovo accordo fiscale. Sul tavolo potrebbero finirci anche le cifre legate ai ristorni dei frontalieri. Vale a dire quel 38,8% di tasse pagate dai lavoratori italiani in Svizzera residenti entro i 20 chilometri dal confine, che ogni anno viene girato ai Comuni di residenza. Per il 2012, a fine giugno scorso la Svizzera ha versato ben 58,6 milioni di franchi che dovrebbero arrivare nelle casse dei municipi nel settembre del 2014, dopo un tortuoso viaggio fra Ragioneria dello Stato e Ministero delle Finanze.

“In effetti – spiega Pietro Roncoroni, sindaco di Lavena Ponte Tresa e presidente dell’associazione Comuni di frontiera – il percorso è abbastanza laborioso, ma l’ultimo anno siamo riusciti ad accorciare i tempi di quattro mesi. In questo modo possiamo investirli subito e non dover attendere l’anno successivo”. Nella cittadina sul lago Ceresio, dove vi è una delle più grandi comunità di frontalieri, l’ultimo tesoretto a disposizione è di 1.180.000 di euro, vale a dire circa 910 euro per ciascun frontaliere, moltiplicato per l’esercito di 1.300 persone (un quarto della popolazione totale) che ogni giorni si recano in Canton Ticino per l’impiego.

A cosa vengono destinati questi fondi? Dalla Svizzera, infatti, provengono accuse non troppo velate sul fatto che gli italiani non rispettino i patti. “Molti in Canton Ticino si riempiono la bocca con dichiarazioni non corrette – puntualizza Roncoroni -. Gli accordi prevedono che i Comuni presentino una rendicontazione precisa alla Svizzera su dove e come vengono spesi i ristorni. E’ quindi praticamente impossibile sgarrare”. In passato i franchi destinati all’Italia erano vincolati per opere strutturali di investimento. Poi la legge è stata modificata perché non è che si possano costruire palestre tutti gli anni. “Si possono utilizzare – aggiunge il sindaco pontresino – anche per la manutenzione e la gestione di quelle stesse opere. Come avvenuto per il nostro paese, dove abbiamo realizzato scuole, asilo, palestra e piscina. Tutte opere che ora gestiamo anche coi soldi dei frontalieri, compresi marciapiedi, strade, piazze: il 70% dei ristorni è sempre destinato agli investimenti, il 30% alla manutenzione e alla gestione”.

E’ denaro vitale perché fra i tagli dello Stato centrale e le mancate entrate dei lavoratori che se ne vanno in Svizzera, senza ristorni i Comuni di confine sarebbero al collasso. O quasi. E non solo loro perché “se i lavoratori frontalieri dei Comuni sempre entro i 20 chilometri sono al di sotto del 4% della popolazione – conclude Roncoroni – il denaro va alla Comunità montana a cui appartiene il paese, altrimenti va alla Provincia”. Per chiunque, di questi tempi, sono manna dal cielo.

Nicola Antonello

 

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