Ristorni: la Regio Insubrica vuole coinvolgere i Comuni
Prove di disgelo, sì. Ma quello da “scongelare” sembra ancora un iceberg. Due ore e mezza di riunione. Una quarantina fra sindaci e amministratori presenti. Un paio di novità almeno per riannodare i rapporti logorati da mesi di un estenuante muro contro muro. Risultato: l’intenzione di coinvolgere maggiormente i municipi e la nascita di un tavolo per affrontare meglio i casi di mediazione transfrontaliera, ristorni compresi.
Prove di dialogo, dunque, fra Italia e Svizzera, stamattina alla riunione che il Comitato direttivo della Regio Insubrica ha programmato con gli enti locali al Teatro di Chiasso. Fra gli invitati c’erano i sindaci dei Comuni presenti sul territorio insubrico e in particolare quelli della fascia di confine: quelli che un giorno sì e l’altro pure tuonano contro il blocco di 24 milioni di euro a causa del contenzioso fra le due nazioni. Il dibattito ha riguardato l’attività della Regio a un anno dall’inizio del tentativo di rilancio e le statistiche riguardanti temi frontaliere.
Ma l’atmosfera si è riscaldata affrontando il nocciolo della questione: la caccia al tesoretto dei ristorni. A prendere la parola è stato il sindaco di Lavena Ponte Tresa, rappresentante dell’associazione Comuni di frontiera: “E’ necessario che un organo terzo come la Regio – ha detto Pietro Roncoroni – intervenga in modo imparziale su questi argomenti. In primis serve rispetto reciproco, nelle parole e nei fatti. Basta con le campagne “Bala i ratt” e avvio del dialogo sull’accordo dei ristorni. Bisogna sedersi a un tavolo, come avvenne quarant’anni fa, e definire gli estremi per continuare nel solco del giusto sistema degli accordi di compensazione fiscale.
Ben venga dunque il maggior coinvolgimento dei Comuni, auspicato con il nuovo tavolo proposto”. Anche perché le Province italiane (almeno a parole) avranno vita breve: “Se davvero succederà – ha sottolineato Gianfranco Bottini, vice presidente della Provincia di Varese – saranno organi come la Regio a dover prendere in mano la situazione”. La patata bollente passerà quindi al segretario dell’ente transnazionale Giampiero Gianella e soprattutto al presidente Norman Gobbi: quest’ultimo nella non facile doppia veste di mediatore con l’Italia, ma anche uno dei massimi esponenti della Lega dei Ticinesi, il partito che non vede proprio di buon occhio (anzi) l’“invasione” dei frontalieri: “Il problema – ha sottolineato Gobbi – è che i lavoratori italiani si stanno radicando anche nel terziario e in settori avanzati, portando via il posto ai nostri concittadini. Sui ristorni poi la posizione è chiara: si deve togliere la Svizzera dalla black list ma, almeno, ci si deve sedere al tavolo della trattativa. Mi sembra che invece la questione si sia spostata fino a Bruxelles. Troppo lontano”.
Sarebbe meglio dunque “giocarsela” fra vicini di casa. A partire dal tavolo della Regio Insubrica.
Nicola Antonello
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