Black list: rappresaglia svizzera?
Per rispondere all’inasprimento delle misure italiane contro i paesi della “black list”, il granconsigliere della Lega dei Ticinesi Lorenzo Quadri, in una interpellanza inoltrata al Governo cantonale di Bellinzona, propone di intervenire sui ristorni all’Italia dell’imposta alla fonte dei frontalieri.
Nell’atto parlamentare Lorenzo Quadri elenca gli atti ostili dell’Italia nei confronti del Ticino. Primo fra tutti l’inasprimento delle misure contro i paesi cosiddetti a fiscalità privilegiata, fra cui anche la Svizzera, che figurano sulla “black list” dell’autorità fiscale italiana.
Quadri chiede al Governo di prendere posizione sulla legalità della “black list, e denuncia il carattere intimidatorio dell’operazione, affermando che il suo obiettivo è “manifestamente duplice: da un lato mettere in difficoltà le aziende ticinesi, dall’altro spingere quelle italiane a scegliersi altri partner.”
Secondo Quadri il provvedimento farebbe sentire le sue conseguenze anche sul commercio, in quanto gli italiani “rinunciano a fare turismo di giornata in Ticino e ad effettuarvi acquisti di beni di lusso per paura di finire poi nel mirino dell’agenzia delle entrate. I commerci ticinesi ne risentono e nel settore c’è già chi annuncia contraccolpi occupazionali.”
A queste misure definite “vessatorie” non fanno riscontro contromisure da parte elvetica. Per questo il deputato leghista chiede al Consiglio di Stato perché non si sia ancora intervenuti nell’ambito dei ristorni ai Comuni italiani, ai quali viene versata una parte dell’imposta alla fonte prelevata dal salario dei frontalieri.
Red.
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