I primi cento giorni di Marco Borradori (intervista)
Dall’inizio dell’anno il consigliere di Stato ticinese Marco Borradori, direttore del Dipartimento del territorio, è il presidente di turno della Regio Insubrica. L’associazione che raccoglie le Province italiane di confine e il Canton Ticino esce da un periodo difficile, tanto che il governo ticinese, lo scorso anno, aveva preso in considerazione la possibilità di lasciare l’associazione. Marco Borradori ha assunto la presidenza con il mandato di rilanciare l’attività e ridare credibilità alla Comunità di lavoro.
Qual’è il bilancio dei primi centro giorni della sua presidenza?
Diciamo che il primo bilancio è positivo, pur tenendo conto del fatto che si tratta di soli cento giorni. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, bisogna dire che il clima è molto cambiato, e pure il passo è cambiato. Come ufficio presidenziale ci siamo incontrati sei volte in meno di due mesi e mezzo. quando nella Regio ci si tenevano magari quattro uffici presidenziali all’anno.
Vedo anche negli interlocutori italiani molta voglia di fare, pur essendo consapevoli che già solo per ragioni istituzionali non possiamo fare miracoli. Però credo che ci siano dei settori in cui la Regio insubrica può giocare un suo ruolo, può anche fungere da interlocutore, io spero credibile, proprio nell’ottica di risolvere determinati problemi.
È già emersa qualche priorità dopo questo giro intenso di consultazioni?
Diciamo che le priorità rispecchiano i temi classici di un organismo che si situa cavallo del confine. In testa c’è evidentemente l’economia, con il tema del frontalierato, che sappiamo essere un tema delicato politicamente e molto importante per l’economia del cantone, ma che pone qualche problema: pensiamo anche solo al problema della mobilità, e alle 48’000 persone che entrano giornalmente in Ticino. Questo fa parte di un primo pacchetto.
Poi c’è l’aspetto della mobilità in generale: i collegamenti a lunga percorrenza, che toccano la Svizzera e l’Italia, i collegamenti legati al TiLo, quelli legati alla linea Lugano-Mendrisio-Varese-Malpensa, che sono propri di una regione come quella insubrica. Poi ci sono temi come il riconoscimento dei diplomi, l’aspetto sportivo, culturale e accademico. Da un profilo culturale stiamo individuando una serie di iniziative spiccatamente transfrontaliere che vorrebbero promuovere giovani e meno giovani artisti di qua e di là del confine – cantanti, scultori, pittori – che potrebbero con la loro attività entrare nelle piazze dei singoli centri della Regio insubrica, da una parte veicolando il nome della Regio insubrica, e dall’altra farsi conoscere e anche apprezzare.
Per quanto riguarda l’aspetto sportivo abbiamo quest’anno esaminato come progetto pilota il Gran Premio dell’Insubria. Mi sembra che il successo ci sia stato. La televisione italiana in particolare ha coperto molto bene l’evento. L’anno prossimo vorremmo entrare un po’ più in prima persona nell’evento, proprio nell’ottica di promuovere il territorio – la bellezza del territorio – e anche il nome, rispettivamente l’organizzazione della Regio insubrica.
Da molte parti in Ticino sono state espresse delle riserve sul doppio ruolo che nelle intenzioni del Governo ticinese dovrebbe assumere la figura del segretario generale: da una parte delegato del Cantone per i rapporti con le regioni italiane confinanti, dall’altra segretario della Regio insubrica. Il governo ha comunque indetto un concorso che si è appena concluso. Come si intende procedere?
Il Governo si è trovato di fronte ad una alternative: o nominare due persone, cioè il delegato per le questioni “nord-italiane” e rispettivamente il segretario della Regio insubrica, oppure unire queste due funzioni in un unica persona. Alla fine si è optato per questa seconda possibilità, che – io mi rendo conto – può suscitare delle riserve. Però avrebbe potuto suscitare delle riserve anche l’altra strada. Io penso che alla fine il governo abbia optato per una via concreta: meglio tentare qualcosa e poi eventualmente modificare la rotta in corso d’opera.
Io sono dell’idea che la Regio insubrica ha bisogno di passi pragmatici e concreti. Il fatto di poter avere un segretario nei prossimi due o tre mesi mi sembra importante. Anche se bisogna dire che in questi mesi di interregno, il cancelliere dello Stato Giampiero Gianella ha svolto un lavoro veramente encomiabile quanto a competenza, tempo e capacità. Ma certamente lui non può andare avanti all’infinito con questo duplice ruolo.
Il Ticino ha un contenzioso abbastanza importante con l’Italia: pensiamo al problema della black list, alla discussione sui ristorni ai Comuni italiani della fascia di confine di una fetta degli introiti dell’imposta alla fonte, all’inquietudine generata in Ticino dall’aumento dei frontalieri. Sono temi che possono venir toccati anche nell’ambito della Regio insubrica?
Secondo me la Regio può dare un suo contributo, magari anche di conoscenze, di persone, di messa in relazione di persone. Non arriverei a pensare che la Regio può essere determinante – anche se poi magari sarò piacevolmente sorpreso – però può creare dei collegamenti tra persone che potrebbero svolgere un ruolo importante. Mi spiego meglio: proprio i Comuni delle province confinanti beneficiano oggi dei ristorni delle tasse dei frontalieri. In un domani, magari in seguito alla decisione del Gran consiglio di una decina di giorni fa questi ristorni potrebbero diminuire o addirittura cadere. Quindi c’è un interesse dalla parte italiana ad intervenire, e questo potrebbe spingerli ad aiutarci, a cercare delle soluzioni, a intessere dei rapporti che potrebbero poi alla fine coniugare gli interessi di una parte e dell’altra del confine.
Io vorrei già lunedì, quando si riunirà il prossimo ufficio presidenziale, chiedere di mettere all’ordine del giorno questi problemi in modo molto serio, magari convocando anche le persone che possono dire qualcosa. La decisione del Gran consiglio ticinese (NdR: di presentare una iniziativa cantonale per chiedere di rinegoziare l’Accordo sui frontalieri, rifondere al Ticino gran parte del ristorno dell’imposta alla fonte e togliere la Svizzera dalla black list italiana) è stata presa all’unanimità e rappresenta un segnale politico molto importante, che mi permetterà di parlarne con cognizione di causa di fronte ai colleghi italiani.
Intervista raccolta da Michele Andreoli
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