Frontalieri: fra i primi a pagare la crisi
Alle pesanti conseguenze della crisi economica nel Comasco si aggiunge un altro pericolo: la disoccupazione in Svizzera. Il fenomeno è aumentato del 3,5 % e non fa sperare nulla di buono per il nostro frontalierato attualmente formato da 17mila operatori nei settori più svariati.
La notizia non è certo buona perché l’aumento della disoccupazione nell’intera Svizzera non può che ricadere anche sull’occupazione del nostro territorio. E questo vale anche se il trend della forza lavoro comasca verso la Svizzera, e precisamente in Ticino, il Cantone confinante, è stato negli ultimi anni altalenante.
Il numero, del resto, dal dopoguerra oscilla costantemente in base alle cicliche crisi economiche che colpiscono ora il mondo intero, ora realtà più circoscritte.
In ogni caso, resta il fatto che un numero non accertato di frontalieri rischia il posto. Va detto anche che non si tratta di un posto poco remunerato rispetto all’Italia, ma comunque mai sicuramente garantito da coperture previdenziali e assicurative delle quali siamo abituati a godere al di qua del confine.
Certo, sentire che un giovanotto di 22 anni, che lavora in un garage di automobili in Canton Ticino come esperto meccanico, non scende mai sotto i 100 franchi all’ora, può fare specie in un’Italia abituata a cifre ben inferiori nel lavoro dipendente.
L’invidia è però cattiva consigliera perché non vede i rischi che stanno dietro simili offerte d’ingaggio. Prova ne sia che la disoccupazione svizzera può colpire molti lavoratori comaschi. Certo, un tempo la valuta che veniva da costoro importata legalmente in Italia era fondamentale per far girare l’economia, anche men che spicciola, locale; oggi sicuramente non è più così. Ma fa sempre quadrare i bilanci di fine mese di molte famiglie, e questo non va mai dimenticato.
Sempre che i trattati bilaterali che l’Unione europea e la vicina Confederazione hanno stipulato nel corso degli ultimi anni non vengano rescissi unilateralmente dai vicini svizzeri.
È probabile che ciò non avverrà proprio perché il territorio elvetico deve affrontare una crisi finanziaria non indifferente. Il sistema bancario è in forte tensione e la partita non sarà facile. Vedremo quanto Germania, Francia e Stati Uniti insisteranno per far smantellare il segreto bancario. Ma quanto più il segreto bancario subirà colpi, tanto più la disoccupazione interna alla Svizzera crescerà. E tanto più ricadrà su di noi.
Dal corriere di Como
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