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Processo Eternit: Guariniello in cattedra

28 settembre 2010 – 09:04Nessun Commento

Tetto di Eternit (cc Karol Pilch)

Stephan Schmidheiny conosceva i rischi legati all’amianto, eppure sembrava più preoccupato della sua immagine e di quella dell’azienda piuttosto che della salute dei suoi operai. Durante il processo a carico della Eternit, in corso a Torino, il procuratore Raffaele Guariniello ha accusato l’industriale svizzero di avere fatto di tutto per nascondere il suo vero ruolo nelle decisioni che riguardavano gli stabilimenti italiani.

Se la linea di difesa di Stephan Schmidheiny, era quella di chiamarsi fuori da ogni responsabilità per quanto succedeva nelle aziende italiane della Eternit, ora il procuratore di Torino Raffaele Guariniello lo ha smentito. Avvalendosi dell’aiuto di un esperto, il giudice torinese ha portato le prove che solo tra il 2001 e il 2005 Eternit ha investito un milione di euro per raccogliere informazioni sull’effettiva percezione dei rischi della popolazione italiana derivanti dall’amianto.Un lavoro certosino, quello effettuato dagli esperti in comunicazione di Schmidheiny che ha permesso di raccogliere e archiviare migliaia di articoli di stampa che parlavano della questione Eternit. Molte anche le informazioni raccolte sui magistrati che si occupavano del caso in Italia. (Il giornale La Stampa, recentemente ha rivelato che gli uomini della Eternit avevano organizzato una sofisticato sistema per spiare ancheGuariniello). per L’esperto, ingaggiato da Guariniello, ha inoltre esibito in aula le prove di parecchi incontri in Svizzera fra vertici aziendali e i referenti delle controllate italiane. Incontri, che servivano -da una parte a esaminare gli eventuali effetti negativi sull’immagine dell’azienda man mano che emergevano i gravi rischi legati all’amianto- dall’altra permettevano di studiare le contromisure. Una di queste è stata la sistematica delegittimazione delle inchieste della stampa critica che venivano liquidate come attacchi della concorrenza per nuocere alla Eternit.

Un manuale anti-giornalisti

La casa madre svizzera, secondo l’accusa, aveva anche preparato un manuale, destinato ai dirigenti italiani, proprio per rispondere, colpo su colpo, alle accuse della stampa e contenere i timori sempre più diffusi. Fra le strategie suggerite dal manuale, quella di sostenere che “se usato correttamente l’amianto non era pericoloso”.

Tutto questo, secondo il giudice Guariniello, dimostra che la casa madre svizzera non era semplicemente azionista di maggioranza negli stabilimenti italiani, ma il suo ruolo era operativo. Tanto che, consapevole dei rischi legati all’impiego dell’amianto, in accordo con i responsabili italiani, aveva pianificato una strategia comunicativa efficace e coordinata per tentare di limitare i danni.

Rischiano dai 3 ai 12 anni di carcere

Il processo di Torino, il più importante del genere mai svolto in Italia, vede alla sbarra, dal dicembre scorso, Stephan Schmidheiny e altri dirigenti dell’azienda Eternit. Per loro l’accusa è di disastro doloso e rimozione volontaria di cautele. Rischiano da 3 a 12 anni di carcere.2′889 le parti lese, tra familiari di deceduti (oltre 2′000 secondo l’accusa), eredi o persone che si sono ammalate per gli effetti della lavorazione dell’amianto negli stabilimenti italiani di Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli).

Mario Besani

 

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