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Eternit spiava Guariniello

12 luglio 2010 – 21:392 Commenti

Lastre du Eternit (foto cc Enrico Pargaetzi)

Lo rivela il giornale la Stampa secondo la quale, da anni, la multinazionale elvetica aveva predisposto una rete di infiltrati e informatori in grado di anticipare le mosse del PM di Torino.

Il processo contro Stephan Schmidheiny, AD di Eternit, è iniziato lo scorso dicembre a Torino e dovrebbe concludersi entro il prossimo anno. L’imprenditore elvetico deve rispondere della morte di centinaia di operai della Eternit Italia, colpiti da mesotelioma. Una malattia terribile, provocata dalle fibre di amianto.

Una rete spionistica

Secondo quanto scrive la Stampa, l’imprenditore e i suoi dirigenti, per anni hanno tentato di anticipare le mosse della magistratura torinese, capire cosa aveva in mano, smontare le eventuali prove. Schmidheiny e Co. già a partire dagli anni ’90, avevano istituito una rete di informatori e di infiltrati proprio per non farsi trovare impreparati nel caso ci fosse stata un’inchiesta.

La rete di contro-informazione è emersa durante una perquisizione presso un’importante azienda di comunicazione di Milano di proprietà di Guido Bellodi. Era proprio Bellodi, secondo il quotidiano di Torino, a tenere i contatti con i referenti di Schmidheiny a Zurigo e a coordinare i rapporti con i massimi organi di stampa italiani. Una delle ossessioni della Eternit, era proprio quella di impedire che gli organi di stampa, parlassero eccessivamente nella storia e che soprattutto facessero i nomi dell’impresa svizzera e dei suoi titolari.

Dal dossier scoperto a Milano, emerge anche che la rete aveva infiltrato una certa Maria Cristina Bruno, commercialista e giornalista freelance, nell’Associazione familiari delle vittime dell’amianto, a Casale Monferrato.Si tratta di una delle città che conta il maggior numero di vittime del mesotelioma provocato dal contatto con l’amianto. A Casale, per anni lo stabilimento Eternit ha dato lavoro a centinaia di persone molte delle quali decedute a causa del male.

Infiltrati a Palazzo

Nel 2003, la “rete spionistica” fa un salto di qualità e infiltra due talpe nel palazzo di Giustizia di Torino.Il PM Guariniello, a quel punto, è deciso a fare partire l’inchiesta e vuole riunire a Torino tutti i dossier relativi alle attività della Eternit in Italia: compreso quello di Bagnoli a Napoli. Anche in Campania, l’Eternit ha fabbricato, per anni, elementi edili in amianto non preoccupandosi se gli operai (così dice l’inchiesta) indossavano le opportune protezioni.

Una dispiegamento di forze e di capitali che evidentemente non sono serviti a molto. Nel novembre scorso, Raffaele Guariniello, è infatti riuscito a fare partire il maxi-processo a carico di Stephan Schmidheiny e l’altro responsabile delle attività italiane dell’azienda, il barone belga Louis De Cartier.

I due maggiori imputati e altri imputati minori, dovranno rispondere per la morte di centinaia di operai ex-impiegati della Eternit in Italia. Un processo senza precedenti che vede sfilare quattromila parti civili e dovrebbe durare ancora per mesi. Sicuramente la sentenza non arriverà prima del prossimo anno. Gli imputati rischiano fino a 13 anni di carcere. Mario Besani

 

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2 Commenti »

  • massimo scrive:

    Il massimo della pena,e quello che colma un pò il dolore che è rimasto nei cuori di famiglie di ex operai deceduti per amianto.Si spera che la corte, facci conto di questo,ci sono famiglie,che chiederanno fino alla fine del processo solo giustizia,e un rispetto per le vittime,e per le famiglie,che credono alla giustizia,sia sempre dalla parte dei giusti. Dedicato,alle autorità del maxi processo. Napoli.

  • [...] anche le informazioni raccolte sui magistrati che si occupavano del caso in Italia. (Il giornale La Stampa, recentemente ha rivelato che gli uomini della Eternit avevano organizzato una sofisticato sistema [...]

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