Il padrone di Eternit accusato anche di omicidio colposo
Mentre a Torino procede il processo Eternit a carico di Stephan Schmidheiny e Louis de Cartier per disastro doloso relativo alla fabbrica di amianto di Casale Monferrato, sempre nel capoluogo piemontese è stato aperto un nuovo fascicolo. Questa volta l’accusa per il miliardario svizzero e per de Cartier, l’uomo che dirigeva le fabbriche della Eternit in Italia, è di omicidio colposo.
Stephan Schmidheiny è ancora nell’ occhio del ciclone. La procura di Torino ha infatti aperto una nuova inchiesta denominata Eternit bis che riguarda oltre mille persone decedute a partire dal 2008 a oggi a causa di malattie provocate dal contatto con l’amianto. Con il miliardario elvetico è indagato anche il barone belga Louis De Cartier. I due, che componevano il vertice delle attività in Italia della Eternit elvetica, sono già attualmente sotto processo a Torino per disastro doloso.
In questo seconda inchiesta si procede per omicidio colposo per stabilire le responsabilità di ogni singola vittima. Ma la lista dei procedimenti a carico dei vertici della Eternit non finisce qui.
A Torino sono infatti in corso altre due inchieste relative alle morti per asbestosi e mesotelioma, le due letali patologie riconducibili all’amianto. In una si tratta di stabilire le responsabilità per gli operai italiani ammalatisi dopo avere lavorato per le filiali elvetiche della Eternit. In questo caso oltre a Stephan Schmidheiny è indagato anche il fratello Thomas. C’è poi il cosiddetto Il filone «brasiliano», che riguarda gli italiani (in prevalenza di Casale Monferrato) che hanno lavorato nella sede di Rio de Janeiro. Per il momento, in questo caso, si starebbe, comunque, procedendo contro ignoti.
Red.
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