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Eternit a processo

27 luglio 2009 – 07:49Un Commento

Vertici della multinazionale a giudizio.
Soddisfazione tra i parenti a Rubiera. La prossima udienza è fissata per il 10 dicembre, nell’aula bunker di Torino. In altre tre aule attigue troveranno posto i familiari delle vittime, che risultano essere sui tremila.

 

Un boato ha accompagnato la decisione del Gup.   Respinte tutte le eccezioni presentate dalla difesa, è stato fissato il rinvio a giudizio del maxi processo per morte da amianto. Sarà il 10 dicembre prossimo la prima udienza, nell’aula bunker di Torino. In altre tre aule attigue troveranno posto i familiari delle vittime di Eternit Italia, che risultano essere sui tremila. Davanti al giudice a rispondere di disastro doloso e rimozione volontaria di cautele, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Jean Loui De Cartier De Marchienne. L’udienza preliminare di ieri è nata da un’inchiesta della procura di Torino e riguarda i casi di esposizione all’amianto lavorato in quattro stabilimenti italiani dell’Eternit (Casale Monferrato, Cavagnolo nel torinese, Rubiera e Bagnoli in Campania). Alla lettura dell’ordinanza hanno assistito 140 cittadini e un boato ha accompagnato la letture delle 50 pagine del dispositivo di rinvio a giudizio da parte del Gup Cristina Palesino. Quello che si aprirà a Torino è il più grande, per numero di casi trattati e per il ruolo dei dirigenti coinvolti, mai celebrato per questioni legate all’amianto. «SONO state respinte tutte le eccezioni presentate dalla difesa – dice l’avvocato Ernesto D’Andrea, che assiste i familiari di 43 delle circa 50 vittime reggiane – Erano sulla competenza territoriale, sulla prescrizione dei reati (l’ultimo decesso risale a fine 2008, ben lontano dagli anni richiesti per la prescrizione), la mancata traduzione di alcuni documenti». Una vittoria, seppure ancora parziale, che fa pensare che sul caso si voglia fare chiarezza. Saranno quattro anni il 29 prossimo, che Mario Di Febo allora 63enne, una vita da operaio, se n’è andato causa un mesotelioma pleurico. E’ uno dei diversi casi che si sono verificati a danno di chi ha lavorato alla Icar, poi Eternit di Rubiera. La vedova, Italia “Sandra” Ricci (foto, nel riquadro il marito), ne parla con pacatezza, ma con serena determinazione. «Era ora – dice – Non auguro a nessuno quello che ho sofferto. Mi sono aggiunta solo per dare una mano a chi ha perso un figlio o un marito a 28-29 anni; non mi interessano i soldi. Ma occorre fermarli perché il dio denaro non può giustificare tutto. Mario diceva sempre che tanto a pagare sono sempre gli operai, Non credeva si potesse andare contro i padroni, ma è venuto il momento di fare chiarezza e far pagare a chi rovina la vita alla gente». Mario ha scritto una delle tante storie che oggi sono al vaglio dei giudici di Torino. «Veniva a caso pieno di polvere – dice la vedova – Lavoravano senza protezione. Lui era facchino; svuotava i sacconi nell’impastatrice senza una tuta o una mascherina che lo proteggesse. Era amianto di colore nero, il ‘migliore’, proveniva dalla Russia. Mario è sempre stato un uomo forte, ha perso la madre che aveva 11 anni e si era abituato alle difficoltà della vita. Ha subito firmato il consenso perché gli facessero una cura che veniva dall’America; allora era ancora in fase sperimentale. Il male sembrava essersi fermato, anche se non regredito. Poi un problema a un occhio ha consigliato di alleggerire la dose… Vado spesso al cimitero a trovarlo. Non tutti i giorni, perché lui non mi vorrebbe come quelle vedove che piangono sempre. Il dolore, diceva, bisogna viverlo dentro. Con dignità e riservatezza». Da il Resto del Carlino (23.7.2009)

 

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Un Commento »

  • annamaria scrive:

    Egregio avvocato Ernesto D’Andrea,vorrei complimentarmi con lei per la determinazione, l’impegno e la bravura che sta dimostrando nel processo che si sta svolgendo al Tribunale di Torino a carico dei proprietari della ditta Eternit. Queste persone, senza scrupoli, che per tanti anni hanno sottoposto, nonostante i percoli per la vita, migliaia di persone alle polveri di amianto, che ne hanno determinato la loro morte, meriterebbero minimo la sedia elettrica. In tutto il mondo i produttori di aminato hanno ucciso migliaia di persone pur di incrementare i propri affari fregandosene della salute umana e dell’ambiente. Avvocato Ernesto D’Andrea le chiedo di continuare il processo con la costanza, la passione e la bravura che sta dimostrando perchè è opportuno giungere ad una condanna dei proprietari della ditta Eternit: mai più dovranno verificarsi questi disastri, con oltre 3000 morti e chissa quantio altri in futuro. Cordiali saluti
    Annamaria

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