Piranesi a Chiasso: la fine del futuro
All’inizio c’è la fierezza per quello che l’uomo è riuscito a realizzare, per come è riuscito a cambiare il mondo in cui vive. Ma non si tratta delle illustrazioni dell’Encyclopédie di Diderot e D’Alambert, che hanno l’ambizione di documentare gli strumenti di cui l’uomo dispone per costruire un mondo migliore. I soggetti delle magistrali incisioni di Piranesi esposte al m.a.x. museo di Chiasso affrontano subito temi che ci collocano al di là del quotidiano, dell’utile, dell’efficace.
Piranesi riesce ad affascinare con la rappresentazione dell’ultima fase di una civiltà, quella romana, quando tutto è portato all’estremo, quando la potenza si trasforma in hybris e poi in decadenza. Nelle Antichità romane, una documentazione di valore anche archologico, Piranesi ferma il tempo, esaltando il momento finale della decadenza di Roma nella sua terribile bellezza.
Le Vedute di Roma, con cui ha avuto così tanto successo fra appassionati, mercanti e viaggiatori,
presentano le vestigia di una Roma che aveva superato da tempo lo slancio conquistatore, che si mescolano con le rappresentazioni dei palazzi del potere della Roma moderna, costruita saccheggiando le macerie di quella antica. Il lusso e l’opulenza della Roma contemporanea sembrano portare dentro di sé, forse contaminate dai sassi con cui era stata costruita, il germe del degrado.
Mentre in Francia gli illuministi decantano le magnifiche sorti progressive, in Italia Piranesi si confronta con la decadenza. L’utopia si trasforma presto nel suo contrario. Il genio umano, dopo aver costruito strade e acquedotti, sembra stanco di confrontarsi con la realtà e si rifugia nel grottesco, nell’immaginario. I fantasmi tenuti sotto controllo dalla necessità e dalla voglia di crescere affiorano alla superficie e prendono il sopravvento.
Il mondo dei Grotteschi è un mondo in disfacimento, una spedizione in un immaginario fine a sé stesso, in una realtà in cui le conquiste dell’umanità sono diventate macerie da cui emana l’inquietante fascino del declino. Un primo accenno all’esistenza di un lato scuro della civiltà, di quell’utopia negativa che si esprime pienamente nell’universo kafkiano delle Carceri.
In queste tavole Piranesi rappresenta un labirinto angoscioso in cui l’architettura diventa minaccia e condanna: forse una tremenda allegoria della nostra esistenza che piacerà molto al Romanticismo e al Surrealismo, e che oggi si ritrova sovente nei film di fantascienza post apocalittica.
Un mondo di strumenti di repressione e di tortura che illustra una volta per tutte gli abissi a cui può arrivare il genio umano. E che purtroppo non sempre rimane confinato nella dimensione dell’immaginario.
Michele Andreoli
Giovanni Battista Piranesi, Opera Grafica, m.a.x. museo, Chiasso (TI), 17 febbraio – 1 maggio 2010
Articoli correlati:
- Previsioni Ue: la ripresa alla fine del 2013
- Si avvicina la fine del segreto bancario?
- La fine del mondo: la NASA smentisce (VIDEO)
- Fine del rapporto di lavoro e pensione svizzera
- Disoccupazione frontalieri: fine del trattamento speciale?
- Mendrisiotto: ecco gli atleti del futuro
- Nick Zoricic:la tragica fine dello sciatore canadese (VIDEO)
- Tiepolo “diabolico” al m.a.x. museo di Chiasso
- Il futuro del segreto bancario svizzero
- ComoNext: la tecnologia del futuro nel vecchio cotonificio















