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Infermieri frontalieri: il Governo ticinese li difende

20 maggio 2010 – 08:46Nessun Commento

Sala operatoria (foto National Cancer Institute)

Un’ inchiesta mandata in onda dalla televisione della Svizzera Italiana RSI nelle scorse settimane non è piaciuta al governo del Cantone Ticino.

Quest’ultimo lo fa sapere a chiare lettere nella risposta ad un atto parlamentare concernente lo stesso tema del programma: i frontalieri. In particolare si tratta dei pendolari italiani che tutti i giorni varcano la frontiera per svolgere la loro professione d’infermiere presso gli ospedali pubblici, le cliniche private e le case per anziani della Svizzera italiana.

Il governo ticinese spezza una lancia a favore di questi lavoratori e bacchetta i realizzatori del reportage, rei di “aver messo in cattiva luce l’impiego di infermieri frontalieri nelle strutture sanitarie ticinesi senza considerarne l’importanza vitale per il funzionamento delle stesse. Va infatti sottolineato – scrive il Consiglio di Stato – come senza l’apporto della manodopera frontaliera almeno un terzo degli istituti di cura del Cantone dovrebbero essere chiusi per mancanza di personale curante. A titolo esemplificativo, se l’Ente ospedaliero cantonale dovesse rinunciare agli infermieri frontalieri dovrebbe chiudere uno tra l’Ospedale Civico di Lugano e il San Giovanni di Bellinzona, o entrambi gli ospedali La Carità di Locarno e Beata Vergine di Mendrisio”.

In campo infermieristico il Ticino non riesce a formare personale a sufficienza per colmare il fabbisogno causato dallo sviluppo del settore e dagli abbandoni degli operatori. “Certamente – evidenzia il governo – l’assunzione di frontalieri non è fatta per poter pagare stipendi più bassi. Infatti, presso l’EOC vige un contratto collettivo di lavoro che prevede delle classificazioni salariali legati al diploma posseduto e alla funzione esercitata dal collaboratore. Come per ogni altro contratto collettivo vi sono dei meccanismi di controllo e di ricorso che non permettono stipendi inferiori a quanto previsto dalla scala ufficiale”.

Marina D’Alò

 

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