Ministro Zanonato fischiato dagli artigiani: “Ce ne andiamo in Svizzera”
“Sono andato in Svizzera perché avevo bisogno di un’alternativa. Nel cantone Vallese ho trovato condizioni favorevoli dal punto di vista di tasse e burocrazia. Sono giovane: perché devo rimanere qui?”. Ecco una delle domanda che ieri sera (lunedì 28 ottobre) ha scatenato applausi scroscianti tra i 1.200 imprenditori che hanno partecipato alla serata di Malpensa Fiere (Busto Arsizio) promossa da Confartigianato intitolata “Meglio la Svizzera?”. Sul palco, a rispondere alla provocazione dell’associazione di categoria, era ospite il ministro dello sviluppo economico Flavio Zanonato: è stato fischiato, molti hanno “buuuu-eggiato” alcune sue affermazioni, altri gliele hanno cantate.
Lui è rimasto quasi sempre impassibile, attento ad ogni singolo intervento, ben consapevole, forse, di non avere in tasca quelle soluzioni immediate che la platea avrebbe voluto sentirsi dire. E costretto a interrompersi più volte per le contestazioni da parte degli imprenditori. Ad ogni modo, anziché la comodità di uno studio televisivo, l’ex sindaco di Padova ha scelto il confronto, rimanendo per due ore e mezza. Alla fine non si è infilato nell’auto blu per schizzare via da quella platea inferocita, ma è rimasto per un’altra mezz’ora a parlare con alcuni imprenditori. E’ il suo compito? Sì. Era scontato? No. Quando decenni fa si compivano assemblee simili, le porte fra ministro e artigiani erano blindate. Ieri, il confronto è stato aperto a tutti.
Come a Dario Romanò, giovane imprenditore di 34 anni. “Io devo lavorare almeno per altri 30 anni. Non voglio passare questo tempo ad aspettare che qualcosa cambi”. Perché il vero problema denunciato dagli artigiani varesini sta tutto qui: non cambia mai nulla. Le tasse strozzano gli imprenditori, la burocrazia imprigiona ogni tipo di attività. E allora non resta che cercare di andare oltreconfine, come i 700 imprenditori che hanno partecipato a “Benvenuta Impresa”, l’iniziativa del Comune di Chiasso per attirare aziende italiane. “Nonostante tutto – ha affermato Giorgio Merletti, già presidente di Confartigianato Varese e ora presidente nazionale dell’associazione – non vogliamo che il Gaggiolo diventi la nostra Lampedusa I numeri della Svizzera sul fronte tasse oggi fanno gola a tutti. Mi chiedo però se questi paradisi siano reali e soprattutto se dureranno nel tempo”.
Lo sanno bene Martino Dorella e Danilo Dell’Orto. Per 23 anni sono stati frontalieri in Svizzera: lavoro duro, ma stipendio alto. Poi hanno deciso di aprire un’impresa in proprio, a Saltrio: “Lavoriamo dalla mattina alla sera – dicono i due artigiani del settore idraulico -, ma quando guardiamo i conti sarebbe da piantare lì tutto. Forse era meglio restare frontalieri dipendenti. In Italia anche se credi in quello che fai e sei capace, resti con un pugno di mosche in mano”. Servono interventi radicali. E subito. E il ministro, lo sa bene. Ma è realista: ci mette la buona volontà e la faccia, ma le risorse sono quelle che sono. “Io dico che le nostre imprese devono rimanere in Italia – ha detto – perché il nostro Paese ha delle potenzialità nonostante le difficoltà. Noi cercheremo di aiutarvi con le risorse che abbiamo. Per la manovra avevamo 11 miliardi e li abbiamo utilizzati. Io sonno ottimista. Più riusciremo a tagliare la spesa pubblica, più riusciremo a recuperare risorse per tagliare il cuneo fiscale”. Sono ritornelli che gli imprenditori italiani sentono da tempo senza attuazione. Riuscirà la politica italiana a dare una risposta prima che le aziende scappino tutte in Svizzera?
Nicola Antonello
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