Manifesti UDC: interrogazione a Montecitorio
La campagna elettorale ticinese dell’UDC “siamo in mutande” ha avuto un’inevitabile eco a Roma. I manifesti del partito di estrema destra di Lugano sono, infatti, al centro di un’interrogazione presentata a Montecitorio da quattro parlamentari delle province di confine : “Intervenga il governo”.
Quattro esponenti del PD delle aree di confine, Enrico Borghi per il Verbano-Cusio-Ossola, Daniele Marantelli per Varese, Chiara Braga e Mauro Guerra per Como hanno presentato un’interrogazione sulla campagna elettorale varata a Lugano dalla locale sezione dell’UDC, partito elvetico di estrema destra che già aveva sollevato un polverone mediatico internazionale con la campagna “bala i ratt”. “Nei giorni scorsi in tutto il territorio del canton Ticino è stata avviata un’intensa campagna di stampa con uso dei manifesti da parte di un partito politico, l’Unione democratica di centro dell’Udc Ticinese, nei quali si è attivata una vera e propria campagna xenofoba nei confronti dei lavoratori italiani occupati presso aziende ticinesi” sottolineano i quattro parlamentari sbagliando, però, sull’estensione territoriale della campagna. I manifesti, infatti, sono legati alla campagna per il rinnovo dei poteri comunali della Città di Lugano e sono visibili unicamente sul territorio cittadino. Borghi e colleghi, comunque, secondo quanto riferisce oggi La Stampa ritengono “inaccettabile ogni campagna discriminatoria con sfondo razzista e xenofobo nei confronti di chiunque, a maggior ragione nei confronti di cittadini che in maniera onesta e corretta esplicano il diritto al lavoro garantito dalla nostra Costituzione in un confinante stato estero”. Inoltrata al ministro degli Esteri l’interrogazione chiede di “conoscere quali iniziative immediate e urgenti intenda assumere il governo italiano nei confronti delle autorità della Confederazione elvetica e del canton Ticino per interrompere ogni iniziativa discriminatoria”.
Red.
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