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Lavoro solo per frontalieri?

8 aprile 2013 – 14:57Nessun Commento

Il centro di Chiasso (foto Liliana Holländer)

Un annuncio sconcertante apparso sul web, nel quale una ditta di Chiasso cerca uno specialista informatico “necessariamente residente Comuni frontalieri” ha provocato un intervento al Parlamento ticinese. Il deputato del Partito popolare democratico Lorenzo Jelimini ritiene che l’annuncio violi i trattati bilaterali.

“Cerchiamo programmatore/-trice web con ottima conoscenza Joomla, html, Flash e necessariamente residente Comuni frontalieri”

È questo l’annuncio di una ditta con sede a Chiasso che un giovane studente in ingegneria informatica presso la Supsi, alla ricerca d’impiego, ha trovato sulla rete internet.

Evidentemente non sono tanto le conoscenze tecniche richieste che pongono problema, quanto piuttosto l’indicazione sulla provenienza dei candidati. Gli interessati, infatti, devono assolutamente risiedere oltre confine: residenti in Ticino o svizzeri astenersi!

Gli accordi bilaterali sono oggetto di aspre e giustificate critiche sopratutto a motivo della debolezza delle misure accompagnatorie che, nell’intenzione del legislatore federale, dovevano mitigare le conseguenze della libera circolazione ed evitare penalizzazioni ai lavoratori svizzeri o domiciliati.

Ma in questo caso ci troviamo confrontati con una situazione che è in totale contrasto con gli accordi bilaterali stessi, ed in particolare con l’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALCP), che la ditta in questione sembra non aver intenzione a rispettare.

Il timore è che questa possa essere la punta dell’iceberg e che altri soggetti siano interessati a aprire sede in Svizzera e in Ticino, per ragioni fiscali o altri vantaggi, ma che non hanno alcuna intenzione di contribuire alla crescita economica, sociale e occupazionale del nostro territorio.

Visto quanto precede, chiedo pertanto al Consiglio di Stato:

1. È corretto ritenere che questo annuncio e di conseguenza l’atteggiamento dell’azienda violi gli Accordi Bilaterali siglati tra la Svizzera e la Unione Europea?

2. Se vi è violazione, cosa intende fare nei confronti di questa azienda e quali sanzioni verranno applicate a carico dell’azienda in questione?

3. È a conoscenza di altri casi analoghi e quanti sono già stati denunciati?

4. Non ritiene di dover aumentare i controlli per evitare che avvengano queste situazioni?

Lorenzo Jelmini

 

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