I frontalieri e mercato del lavoro ticinese
In Ticino, durante il 2009, la situazione occupazionale è andata peggiorando. Tuttavia, il numero dei frontalieri, ai quali è stato concesso un permesso di lavoro, è cresciuto. Una situazione che richiede una spiegazione proprio per evitare strumentalizzazioni politiche pericolose. Un chiarimento è stato richiesto, in Consiglio nazionale, dal deputato ticinese, Mainrado Robbiani, che si è rivolto direttamente alla ministra dell’economia Doris Leuthard.
“Il fatto che nel Ticino sia aumentato nel 2009 il numero di frontalieri mentre cresceva la disoccupazione, non significa che i primi occupino gli impieghi lasciati liberi dai secondi”. E’ con queste parole che ha esordito la ministra elvetica dell’economia, rispondendo alla domanda dell’On. Robbiani, deputato PPD e segretario cantonale del sindacato OCST. Tuttavia, la signora Leuthard, ha ammesso che una corretta interpretazione del fenomeno, necessiterebbe uno studio approfondito, ammettendo che laddove vi sono molti lavoratori stranieri, la ricerca di un nuovo impiego risulta, effettivamente, più difficile.
La signora Leuthard contesta comunque che nelle regioni di frontiera la disoccupazione sia cresciuta più che altrove. Insomma, se si voleva capire quale influsso sull’occupazione indigena hanno i frontalieri, per il momento non è possibile saperlo. E questo rischia di esacerbare ulteriormente le polemiche.
Le statistiche dicono veramente tutto?
Un dato che andrebbe finalmente chiarito è quello di sapere se effettivamente tutti i frontalieri che ottengono un permesso – in Ticino in particolare – svolgono poi un lavoro regolare nel cantone. Infatti, molti lavoratori frontalieri, sono reclutati dalle agenzie interinali. Tenuto conto che con gli accordi bilaterali, non è più necessario avere un’attività continuata, molti frontalieri lavorano solo su chiamata, cioè, solo quando c’è richiesta. Questo tipo di impiego, falsa le statistiche laddove fa registrare la presenza costante di lavoratori che magari sono attivi in Svizzera solo un paio di mesi l’anno. Ci sono poi molti frontalieri, che pur avendo un contratto, a un certo punto, lasciano definitivamente il Ticino. Se nessuno si preoccupa di annunciare la loro partenza, questi lavoratori continuano a figurare nelle statistiche cantonali snaturando i numeri.
Red.
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