Home » Fiscalità, Insubria

Frontalieri: imposte alla fonte da rivedere, ma non solo…

20 settembre 2010 – 18:45Nessun Commento

50 milioni di franchi l’anno, oltre un miliardo in trent’anni. E’ quanto il Canton Ticino ha riversato all’Italia attraverso il ristorno della imposte alla fonte prelevate sui salari dei frontalieri. Ora però le cose vanno riviste.

Anche perché la sentenza di gennaio del Tribunale federale, che riconosce ai frontalieri il diritto di procedere alla deduzione delle spese effettive sopportate per raggiungere il posto di lavoro, potrebbe ridurre di 20 milioni di franchi le entrate del Cantone per l’imposta alla fonte.

Non sorprende quindi che in vista delle future trattative con Roma su un nuovo accordo contro la doppia imposizione, la ministra cantonale dell’economia Laura Sadis, prendendo la parola in occasione dell’appuntamento annuale con le autorità italiane sull’imposizione dei lavoratori frontalieri, abbia voluto inviare un messaggio chiaro a Berna e a Roma.

“L’apporto dei lavori italiani per il Cantone Ticino è indiscutibile – ha sottolineato Laura Sadis – tuttavia gli accordi firmati con l’Italia nel 1974 vanno aggiornati, soprattutto alla luce dei cambiamenti nel frattempo intervenuti.” Se a livello interregionale “le relazioni sono sempre ottime,” a un livello più alto si sono riscontrati non pochi problemi, ha affermato Laura Sadis.

La ministra ha alluso ai rapporti fra Berna e Roma, che si sono parecchio deteriorati dopo il varo dello scudo fiscale ter voluto dal ministro Tremonti lo scorso anno. Senza contare la crisi libica, in cui ci si poteva attendere una maggiore collaborazione da parte dell’Italia.

La reciprocità non deve essere a senso unico

Le tensioni fra le due capitali danneggiano le aziende svizzere che lavorano in Italia (si ricorderanno le retate nelle sedi della banche svizzere in Italia da parte della Guardia di Finanza), ostacolando i tentativi degli imprenditori svizzeri di ritagliarsi una fetta di mercato oltre frontiera. Difficoltà spesso determinate da eccessiva burocrazia e da parecchie resistenze da parte delle imprese concorrenti italiane.

Recentemente, il direttore della Camera di Commercio ticinese Luca Albertoni, ha denunciato diversi casi di imprese elvetiche a cui i Carabinieri hanno sequestrato la vettura aziendale, adducendo pretestuosi motivi. Insomma, per le autorità ticinesi, la reciprocità non può essere a senso unico. L’accesso al mercato italiano deve essere possibile anche alle imprese svizzere senza troppi problemi, come è il caso per quelle italiane in Svizzera.

In questo ordine di idee rientra anche la ridefinizione dell’ ammontare del ristorno che la Svizzera e il Ticino in particolare, assicura all’ Italia attraverso il prelievo delle tasse alla fonte. Un ristorno che è pari a quasi al 40%, quando – per esempio – il riversamento fra Svizzera e Austria è di appena il 12,5%. In vista dell’applicazione della sentenza del Tribunale federale dello scorso mese di gennaio, che permetterà ai frontalieri di chiedere la deduzione delle spese di trasporto effettive, non è difficile immaginare che le autorità cantonali – non solo ticinesi – si preparino a correre ai ripari.

Mario Besani

 

Articoli correlati:

  1. Imposta alla fonte: solo 50 richieste di rettifica
  2. Imposte alla fonte: in arrivo formulario per la deduzione delle spese
  3. Frontalieri e imposte alla fonte: un bel grattacapo
  4. A quanto ammontano le imposte alla fonte che il Ticino riversa all’Italia?
  5. Imposte alla fonte: tutto da rivedere

 

Scrivi un commento!

Inserisci il tuo commento qui sotto, oppure esegui un trackback dal tuo sito. Puoi anche iscriverti a questi commenti via RSS.

Sii gentile e conciso. Resta in argomento. Niente spam.

Puoi usare questi tag:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Questo sito supporta i Gravatar. Per ottenere il tuo gravatar personale (Globally Recognized Avatar) registrati su Gravatar.