Italia: la crisi colpisce il commercio
In seguito alla crisi, ogni giorno in Italia spariscono 167 imprese. Nel settore del commercio nei primi due mesi dell’anno le aperture sono diminuite del 50%. I negozi sfitti sono 500′000. È questo il drammatico quadro che emerge dai dati raccolti dall’associazione italiana degli esercenti Confesercenti.
“Nel commercio non si riesce più a fare impresa,” afferma Confcommercio. Nei primi due mesi dell’anno sono spariti quasi 10.000 esercizi commerciali. A conclusione del 1° trimestre, si stima che la perdita arrivi a oltre 14.000. Se continua così, nel 2013 sarà ecatombe, con un saldo negativo di 60.000 imprese. La perdita di negozi svuota le città: sono ormai 500.000 gli esercizi sfitti in tutta Italia.
Secondo l’associazione, il 2013 si avvia ad essere un anno orribile, ben peggiore del 2012: nel primo bimestre, solo nel settore della distribuzione commerciale, sono spariti quasi 10.000 negozi, con un vistoso crollo (- 50%) delle aperture di nuove attività. Se il trend restasse invariato, a fine anno si registrerebbe la scomparsa di 60.000 negozi, con le ovvie conseguenze negative su economia e occupazione.
Oltre che alla crisi, le difficoltà del settore sono dovute anche alla diffusione dell’apertura domenicale, della quale approfittano solo i grandi centri commerciali. Per il 17 marzo Confesercenti lancia un appello per la manifestazione indetta per raccogliere firme contro le aperture domenicali.
Se le tendenze attuali si dovessero mantenere invariate, a fine anno si registrerebbe la scomparsa di quasi 60.000 imprese: una vera e propria ecatombe, con 200.000 addetti in meno. Anche i pubblici esercizi vivono un momento disastroso: secondo le proiezioni di Confesercenti, nel trimestre chiuderanno più di 9.500 tra bar, ristoranti e simili, per un saldo finale negativo di 6.401 unità.
“Oltre al saldo molto negativo, si conferma un altro allarmante fenomeno: quello del crollo di nuove aperture nel settore del commercio al dettaglio. Secondo le nostre proiezioni, nel primo trimestre, saranno in tutto 5.988: si tratta di un risultato del 50% inferiore alle 11.884 che hanno aperto nei primi tre mesi del 2012, e rappresenta il dato peggiore degli ultimi 20 anni.
Se estendiamo lo sguardo ai dati di aperture del primo trimestre 2011 e del primo trimestre 2010 in effetti, si conferma un crescente calo delle nuove iscrizioni, mentre le cessazioni restano sostanzialmente costanti, intorno alle 20- 22 mila ogni anno. Il fenomeno dimostra come la crisi non incide solo sul numero di chiusure, ma anche e soprattutto sulla possibilità di aprire una nuova impresa.”
Red./Comunicato
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