Graziano Brenna, vicepresidente Confindustria Como
Nel Comasco prosegue la morsa della crisi, che mostra i suoi effetti soprattutto sulle aziende, con quasi 800 domande di cassa integrazione in deroga presentate nel 2012. Eppure dal mondo imprenditoriale vengono anche segnali di positività. Infoinsubria ha chiesto al vicepresidente di Confindustria Como, Graziano Brenna, di fare il punto sulla situazione e sulle prospettive future.
Che indicazioni si possono trarre per l’industria e l’economia comasche dal contesto dell’anno passato e dai segnali d’inizio 2013? Si può essere “realisticamente ottimisti” per il futuro?
Dopo alcuni anni di cadute progressive, il nostro territorio – e il settore tessile in particolare – da qualche mese registra un piccolo cambiamento: dapprima un rallentamento della recessione, e poi – quella in cui ci troviamo ora – una fase di assestamento.
Le aziende che sono riuscite a resistere fino ad ora e che hanno stabili basi finanziarie stanno registrando una voglia di risveglio e di ripresa che si concretizza soprattutto nella richiesta di diversificazione del prodotto.
Per poter sopravvivere, infatti, le aziende hanno dovuto agire secondo l’unico modo possibile: riposizionamento dei costi interni e ricerca di nuovi mercati, con conseguenti richieste diversificate di prodotti.
Direi quindi che sì, possiamo essere realisticamente e sufficientemente ottimisti per il futuro: per qualche mese dovremo ancora camminare sul fondo, ma per la seconda parte dell’anno prevediamo un’inversione di tendenza. Noi ci basiamo sui segnali che ci giungono dai nostri mercati di destinazione (in particolare gli Usa) e là le cose si stanno riprendendo.
Quali sono a suo dire le condizioni che possono determinare una ripresa legata all’ambito locale, piuttosto che quelle che rischiano di frenare gli sforzi in atto da parte del tessuto economico e industriale?
La ripresa del comparto tessile del nostro territorio può essere favorita senz’altro dalla sua solida vocazione all’export (circa 60-70%). L’Italia e l’Europa stanno ancora soffrendo, ma il resto del mondo dà importanti segnali di ripresa.
I freni invece sono purtroppo un po’ sempre gli stessi: una burocrazia inaccettabile che richiede molti sforzi alle aziende in termini di tempo e risorse, i costi elevatissimi per le fonti energetiche, l’altissimo costo del lavoro a fronte di basse retribuzioni, l’instabile situazione governativa.
Le aspettative per il futuro: quali le sfide su cui confrontarsi, i punti di forza su cui puntare e quelli di debolezza da rettificare? In che misura potranno influire l’interscambio e i rapporti internazionali?
La principale debolezza dell’industria del nostro territorio è il contesto estremamente parcellizzato, costituito da medie e, soprattutto, piccole aziende che da sole non possono avere la forza per investire sui mercati internazionali. La sfida quindi è quella di puntare a fare rete, presentandosi come realtà forti e con prodotti di livello elevato sia quantitativamente che qualitativamente.
Un esempio: per poter davvero conquistare il mercato cinese dovremmo essere in grado di proporre dei prodotti finiti di cui sia possibile garantire la tracciabilità (e quindi anche la qualità). Per una piccola azienda è chiaramente impossibile, ma se creasse una rete con altre realtà di filiera sarebbe tutto molto più semplice.
Pierangelo Piantanida
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