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Turismo ticinese in crisi anche istituzionale

8 luglio 2012 – 09:09Nessun Commento

Forte dissenso nei confronti dell’operato dell’ente ticinese per il turismo (ETT). Lo hanno espresso senza usare perifrasi i due principali enti locali del Cantone: quello Lago Maggiore e quello di Lugano unitamente al Dicastero turismo della Città di Lugano. Tre partner che hanno scelto di rinunciare alla presenza sia all’assemblea di ETT sia alla partecipazione al consiglio di amministrazione dell’ente cantonale. Pomo della discordia principale il ruolo dello stesso ETT e la gestione del marketing.

Che l’aria su Ticino Turismo si facesse pesante era abbastanza chiaro da tempo. I risultati negativi che da anni inanella il turismo cantonale e la gestione non condivisa delle risorse in particolare destinate al marketing suscitavano da tempo malumori fra gli addetti ai lavori.

A dare il la alle danze del dissenso è stata un anno fa la Città di Lugano che ha scelto di creare un proprio Dicastero turismo, gestito autonomamente anche dal punto di vista finanziario, e assumendo, tra gli altri, il direttore dell’ente turistico locale. Una scelta che, però, non è bastata a far riflettere sull’opportunità di chinarsi su problemi vieppiù sentiti. Così a poche ore dall’assemblea di ETT, quella di commiato dal direttore uscente Tiziano Gagliardi, gli enti turistici di Ascona Locarno e di Lugano hanno preso posizione contro il ruolo stesso di ETT, contro la gestione delle risorse, contro un martketing non condiviso. E hanno disertato sia l’assemblea sia le nomine del nuovo consiglio di amministrazione di ETT. Rinnovato, invece, il loro appoggio e la loro disponibilità nei confronti della revisione, in corso, della Legge sul turismo che prevede, tra l’altro una rivisitazione anche amministrativa dell’organizzazione turistica ticinese.

Di sorpresa , sebbene certo il tema non fosse inedito, è stata la reazione dei vertici di ETT, confrontati, ora, con una resistenza non più solo pasiva da parte dei tre principali tasselli del mondo turistico ticinese. Spetterà da un lato al nuovo CdA e dall’altro al neo direttore tentare di sbrogliare una matasse che, invero, si sarebbe potuto evitare con largo anticipo si ingarbugliasse.

KC

 

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