L’economia ticinese ha retto alla crisi
Le aziende ticinesi hanno reagito abbastanza bene ai problemi causati dalla difficile situazione economica. Nel 2012, a detta degli stessi dirigenti d’impresa, l’andamento degli affari è infatti stato da soddisfacente a buono per il 67% delle aziende.
Questo bilancio tutto sommato positivo, soprattutto se confrontato alla situazione che si riscontra nei paesi vicini, emerge dall’annuale inchiesta congiunturale eseguita dalla Camera di commercio, dell’industria e dell’artigianato del Cantone Ticino presentata oggi a Stabio dal direttore della Camera di commercio Luca Albertoni.
Nel 2012 si sono fatte sentire le difficoltà già emerse nel 2011 e sostanzialmente legate alla situazione del franco forte e alle gravi difficoltà della zona-euro. L’impatto del franco forte sulle aziende ticinesi è risultato più elevato rispetto a quello che hanno fatto registrare le aziende degli altri cantoni che hanno partecipato all’inchiesta.
I provvedimento presi dalla Banca nazionale svizzera (BNS), che ha fissato un tasso di riferimento a 1.20 per il cambio franco-euro, pur non risolvendo tutti i problemi, ha però avuto effetti positivi. In molti casi ha permesso di mantenere o migliorare i margini, facilitando quindi anche gli investimenti e il mantenimento del personale, di rinunciare a coperture assicurative sul rischio di cambio o di sbloccare investimenti.
Con un 47% delle aziende che hanno operato investimenti, si può ritenere che il livello generale di investimenti sia stato soddisfacente.
Dal punto di vista occupazionale, è stata registrata una stabilità dell’effettivo per il 64% delle aziende, mentre il 21% ha aumentato il personale e il 15% lo ha ridotto. I valori sono sostanzialmente in linea con quanto era stato previsto alla fine del 2011. Pur essendo tali dati simili a quelli rilevati dagli altri cantoni, non si può nascondere una certa preoccupazione per la percentuale di aziende che hanno proceduto a riduzioni di personale, nel contesto di un mercato del lavoro sottoposto a pressioni e tensioni.
Le prospettive per il 2013
Per il 2013 le stime prevedono un andamento degli affari da soddisfacente a buono per il 61% delle imprese e per l’occupazione si stima una maggiore stabilità, con l’83% delle aziende che segnala l’intenzione di mantenere l’effettivo attuale. La propensione agli investimenti è data in leggero calo rispetto al 2012, con il 40% delle imprese che ne prevede, prudenza data soprattutto dalle incertezze regnanti nella zona-euro. La propensione all’investimento delle aziende ticinesi resta comunque superiore a quella delle aziende degli altri cantoni che hanno partecipato all’inchiesta.
In generale, i dati del 2012 e le previsioni per il 2013 sono, come negli anni precedenti, in linea con quanto rilevato negli altri Cantoni. Permangono per tutti le forti incertezze legate soprattutto al contesto economico internazionale e in particolare alla difficile situazione in cui si trovano molti paesi europei, partner tradizionali delle imprese svizzere e ticinesi che sono quindi esposte a rischi importanti.
I risultati dell’indagine congiunturale sono stati presentati a Stabio presso la ditta Rapelli. La ditta del settore alimentare, la cui produzione è diretta sopratutto al mercato interno, ha concluso l’anno con risultati soddisfacenti. A detta dell’amministratore delegato Glauco Martinetti, l’esodo dei consumatori svizzeri verso i prodotti della zona euro sta diminuendo, ciò che permette di guardare al 2013 con un certo ottimismo.
Red./Comunicato
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