Telefonia ticinese macchiata da riciclaggio e truffe
Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) sta conducendo un’indagine di grandi dimensioni all’interno del mondo della telefonia luganese e italiana. Al centro dell’inchiesta spiccano legami internazionali poco chiari (in cui giocherebbe un ruolo determinante la criminalità organizzata italiana) e l’emissione di fatture fittizie relative alla vendita di pacchetti telefonici per oltre 20 milioni di euro. Tre, sinora, gli arresti.
Difficile indagare nel settore: la mole di dati, documenti bancari, registri contabili e di persone da interrogare è elevata. Pertanto l’MPC sta collaborando congiuntamente alle autorità inquirenti italiane, le quali, da quanto riporta oggi il “Corriere del Ticino”, hanno arrestato tre persone residenti in Ticino ma di nazionalità italiana. Si presume che sia coinvolta una decina di altre persone, di nazionalità sia svizzera che italiana: alcune di loro sono attive sulla piazza finanziaria luganese.
I sospetti più fondati propendono a credere che vi siano infiltrazioni da parte della criminalità organizzata italiana, la quale avrebbe trovato nel campo della telefonia il metodo per riciclare ingenti somme di denaro. Per conoscere gli esiti di indagini e perquisizioni, però, bisogna pazientare ancora del tempo, anche perché alcuni dati emersi toccano altre nazioni.
Red.
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