Chiasso: operatori call centers sottopagati
L’Organizzazione cristiano-sociale ticinese OCST denuncia irregolarità a livello di retribuzioni presso alcune nuove società insediatesi a Chiasso. Ad essere particolarmente colpiti sono gli impiegati dei call centers e delle ditte di intermediazione nel campo assicurativo e turistico, sottopagati e stipendiati in euro mediante cambi di valuta sfavorevoli.
Sono parecchie le nuove aziende giunte a Chiasso con tanto di proprio personale, il che sembra corrispondere ad una situazione economica fresca e prolifica. Tuttavia in queste società si sono riscontrate pressioni sui livelli salariali per nulla edificanti e lontane dall’apportare benefici occupazionali.
I sistemi innescati per salariare inadeguatamente gli impiegati possono assumere diverse forme, principalmente giocate sul cambio euro-franco. Così, ad esempio, il lavoratore viene stipendiato in euro secondo parametri vigenti oltre confine e, non di rado, tramite una pratica già denunciata, ma ora ulteriormente appesantita, che risiede nella conversione del salario netto in euro ad un cambio imposto dalla ditta e naturalmente a lei favorevole. La paga può anche venire convertita con un tasso di cambio di 1,52 franchi per euro, quando il rapporto si attesta oggi attorno ad 1,21.
Gli operatori dei call centers sono sottoposti al salario minimo fissato dal contratto normale per mansioni svolte via telefono, mentre se svolgono una funzione analoga ma tramite il canale informatico (contatti con la clientela via internet) non vengono pagati.
Non essendoci un salario vincolante per gli impiegati d’ufficio, la retribuzione accordata è di gran lunga inferiore a quella usuale per la professione. Si assiste al paradosso che gli operatori di call center usufruiscono di un salario che, benché particolarmente contenuto, è superiore a quello percepito dai cosiddetti impiegati di back office.
L’OCST, pur mantenendo un atteggiamento di apertura verso questi ed eventuali nuovi insediamenti, richiama le ditte ad integrarsi pienamente nel tessuto locale dal profilo delle condizioni di lavoro, e sollecita l’autorità comunale ad intervenire qualora fosse necessario. Si appella, infine, alla Commissione tripartita cantonale in materia di libera circolazione affinché concorra ad ottenere una regolamentazione delle condizioni di lavoro più consona alla realtà cantonale.
Red./Com.
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