Allarme alla frontiera svizzera
Dopo l’ennesima rapina a mano armata, avvenuta il giorno di Santo Stefano a Novazzano, sono in molti nel Mendrisiotto a chiedere il ripristino delle frontiere sorvegliate. Prima fra tutti proprio una delle commesse del distributore in questione rapinato per ben due volte negli ultimi 40 giorni. Ma secondo le guardie di frontiera svizzere, reintrodurre i presidi fissi non è più possibile. Manca il personale e sarebbe in contrasto con gli accordi di Schengen.
Si alzano sempre più insistenti le voci che vorrebbero il ritorno dei controlli sistematici alle frontiere fra Italia e Svizzera. L’ultima rapina a mano armata, avvenuta nel pomeriggio di due giorni fa a Novazzano, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Una delle commesse della pompa di via Marcetto, vittima di ben due rapine nell’ ultimo mese e mezzo, denuncia il senso di paura e di impotenza che ormai si è venuto a creare in tutto il Mendrisiotto. Anche il sindaco di Novazzano. Adriano Piffaretti, pure lui in passato vittima di un furto, invoca maggiore sicurezza per i commercianti della zona sottoposti a continui rischi. A nulla servono le statistiche che dimostrano come il numero di rapine e di furti non sia in aumento. La percezione della popolazione, nel basso Ticino, è quella di essere sotto assedio. Proprio per questo invocano il ritorno ai vecchi sistemi cioè il presidio costante dei valichi. Il corpo delle guardie di frontiera risponde però picche: non c’è margine per un simile dietro front. L’unica misura possibile, dicono dal comando, è quella di prolungare temporaneamente la presenza, in Ticino, di un certo numero di guardie di confine provenienti da altri cantoni, per aiutare quelle ticinesi. Sotto accusa sono i cosiddetti controlli mobili introdotti con gli accordi di Schengen che non garantirebbero la sufficiente sicurezza. Secondo Piergiorgio Fornera delle Guardie di confine “ai tempi dei valichi occupati non abbiamo mai beccato un ladro. Uscivano dai boschi. Invece con i controlli nelle retrovie effettuiamo molti fermi, i successi ci sono. Il sistema deve essere migliorato, ma lo si sta facendo”. Insomma, per rispondere ai timori della gente, per il momento, non si può fare di più. Ma in futuro, promette Fornera, le cose andranno sempre meglio sopratutto quando Guardide di frontiera e polizia avranno un sistema di comunicazione comune in grado di meglio gestire i controlli.
Red.
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