Quando la frontiera mette paura
Ennesima rapina sulla fascia di confine. È successo questa mattina poco dopo le 9.00 ai danni del distributore Shell di Balerna. È la 14esima in otto mesi.
Il governo cantonale del Ticino e le guardie di confine elvetiche smentiscono che si tratti di una vera e propria emergenza anche se promettono di rafforzare i dispositivi di controllo. La paura, per i negozianti che stanno a ridosso del confine, cresce. Un disagio che è cavalcato anche dalla politica. L’UDC pretende dal governo federale la ridefinizione degli accordi di Schengen e il presidio costante di tutti i valichi, come succedeva un tempo.
Sei dall’inizio dell’anno, quattordici negli ultimi otto mesi. Il crescente numero delle rapine, soprattutto ai danni dei distributori di benzina del Canton Ticino, non può non preoccupare. Fortunatamente non ci è mai scappato il morto, ma i malviventi non hanno mai esitato a sfoderare le pistole pur di ottenere dagli impiegati i soldi in cassa.
Un livello di violenza che mette paura. ll disagio cresce e in molti interpretano il problema come una conseguenza dell’apertura delle frontiere. Le guardie di confine smentiscono che con l’adesione a Schengen il livello di sicurezza sia sceso. Sulla stampa ticinese, Mauro Antonini, comandante del Corpo della regione IV, afferma addirittura che i controlli mobili sono notevolmente più efficaci del presidio fisso, molto più prevedibile per i malviventi. Inoltre, quando le frontiere erano costantemente controllate, non si riusciva comunque a evitare tutti i rischi. Tuttavia, lo stesso comandante Antonini ha promesso che i reparti saranno rafforzati con agenti provenienti da altre regioni della Svizzera.
E la politica non sta a guardare
Il problema non riguarda solo il Canton Ticino. Basilea, Ginevra, San Gallo, Kreuzlingen tutte regioni che in questi mesi si sentono sotto il tiro della criminalità d’importazione. A Ginevra ad esempio, anche sulla scorta d’inchieste e verifiche, ci si è accorti che molte rapine e furti, sono compiuti da vere e proprie bande organizzate provenienti dal sottobosco criminale francese, in particolare marsigliese. Gente che prepara accuratamente sia il colpo sia la fuga approfittando proprio delle frontiere libere.
Proprio per questo, nel dibattito è intervenuta anche l’Unione democratica di centro, (UDC) il partito di centro-destra – che dispone della maggioranza relativa nel parlamento federale – cavalcando la paura. L’UDC ha sollecitato ultimamente il governo di Berna a rivedere gli accordi di Schengen con Bruxelles e pretende la reintroduzione dei controlli sistematici alle frontiere. Si tratta dell’unico modo, secondo il partito di Christoph Blocher, per arginare la deriva criminale nel paese. Il 2011, in Svizzera è anno elettorale. Facile dunque che i partiti utilizzino temi del genere per ingraziarsi l’elettorato.
Ma aldilà di qualsiasi speculazione, la situazione non è da sottovalutare tanto più che proprio le guardie di confine, stanno scontando pesanti tagli di personale. Una conseguenza della politica sparagnina della Confederazione.
Mario Besani
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