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“Si assumono frontalieri perché i ticinesi non sono formati”

18 dicembre 2013 – 15:193 Commenti

Il tavolo dei relatori

Si chiude con tanti segni “più” e soltanto qualche sofferenza l’anno 2013 per le imprese ticinesi. E’ il dato che è emerso stamattina (18 dicembre), nella sede della Chicco d’Oro di Balerna, dove la Camera di commercio del Canton Ticino ha presentato l’Inchiesta congiunturale 2013-2014. L’andamento degli affari degli ultimi dodici mesi è stato infatti giudicato positivamente dal 75% delle imprese e altrettante sono fiduciose per il 2014.

“La stabilizzazione del tasso di riferimento a 1,20 per il cambio franco-euro – ha affermato Luca Albertoni, direttore della Cc-Ti – ha senza dubbio ulteriormente confermato la sua utilità e, con il 46% di aziende che hanno operato investimenti, siamo su dati soddisfacenti”. Capitolo occupazione: nelle 305 aziende che hanno risposto al questionario per circa 20.771 addetti impiegati, il personale assunto è aumentato in un’azienda su quattro, il 61% ha mantenuto stabile l’organico, mentre solo il 16% è stata costretto a ridurlo.

Per la prima volta si è analizzata la libera circolazione e la manodopera estera. E tra frontalieri e padroncini sono emersi numeri interessanti. L’83% delle aziende ticinesi impiega lavoratori stranieri, record svizzero. Nel 40% dei casi i dipendenti Ue (in stragrande maggioranza italiani) sono più della metà del personale. “Le motivazioni che ci sono giunte – ha detto Albertoni – ci lasciano preoccupati e perplessi. Quasi la metà delle volte si assumono frontalieri perché non ci sono lavoratori svizzeri adeguatamente formati. Oppure in Ticino, non si trova proprio nessuno con certe competenze richieste. E’ un dato che deve spronarci tutti a cambiare il sistema di formazione”.

Sul fronte dei padroncini le notifiche italiane 2013 sono salite a 24.912 rispetto alle 21.076 dell’anno scorso. “Sono 350 milioni di franchi – ha affermato Gianni Albertoni, responsabile edilizia della CamCom – che escono dalla Svizzera. Servono più controlli per cercare di limitare la concorrenza sleale delle aziende italiane e per evitare che un’impresa svizzera subappalti a un’altra d’oltreconfine”. Nonostante ciò il settore edile continua a macinare fatturato, basti ricordare che gli addetti del comparto elettrico sono passati da 850 a 1.300 operatori in soli cinque anni.

Un boom che ha coinvolto pure la moda. “Siamo arrivati a 4.500 addetti – ha spiegato Franco Cavadini, a capo del settore per la Camera di commercio – e grazie agli accordi bilaterali abbiamo migliorato la competitività delle nostre aziende. L’obiettivo è di continuare così”. Come dire: la passerella su cui sfilano le aziende che dall’Italia si trasferiscono in Ticino, promette di essere ancor più affollata. E non solo nel tessile-abbigliamento.

Nicola Antonello

 

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3 Commenti »

  • morena scrive:

    Non diciamo fesserie…perche allora fate di tutto per accedere alle nostre scuole professionali per apprendisti? La verità è diversa…qua siete alla canna del gas e siete disposti a lavorare per una ciocca di latte ….vi fate assumere a 2500.- fr al mese contro i 5000 medi di noi svizzeri…la morale è che la maggior parte delle ditte che sfruttano questa piega legale sono proprio i vostri conterranei che importano manodopera a basso costo, sfruttando la disperazione che avete in Italia e siccome 2500.- fr ( 2000€) sono il doppio di quello che predereste qua per lo stesso lavoro correte tutti….caro Nicola Antonello per favore non spacciare lucciole per lanterne….. basta vedere i risultati PISA fatti sui gli studenti di tutte le categorie per capi ere come stanno le cose….qua anche per fare l’asfaltatore fai tre anni di scuola integrati al lavoro…quindi evita di sparare cavolate e di illudere i tuoi connazionali!

  • Lorenzo scrive:

    Condivido al 100% quanto scritto da Morena.
    Nicola Antonello bravo! Un ottimo venditore di fumo.

  • infoinsubria scrive:

    Vorremmo solo ricordare che l’affermazione citata da Antonello è stata fatta dal ticinese Luca Albertoni, direttore della Camera di commercio, dell’industria e dell’artigianato del Canton Ticino, che a sua volta ha citato le motivazioni addotte dagli imprenditori ticinesi interpellati sulle ragioni per cui assumono frontalieri.

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