Svizzera: moderato allarme alle frontiere
L’arrivo di migliaia di disperati maghrebini sulle coste italiane, mette in allerta la Svizzera. La fuga in massa dal campo di Manduria, in Puglia, avvenuta nelle ultime ore obbligherà ora le guardie di frontiera elvetiche ad attivare i dispositivi di controllo. Pronti i rinforzi anche da altri cantoni.Per il momento non si parla di allarme. Le cifre, rese note in settimana dal comando delle guardie di confine della regione di Lugano, segnalano, comunque, un visibile incremento degli arrivi da parte di cittadini tunisini. Se normalmente, alla frontiera italo-svizzera di Chiasso, si presentano 4/5 tunisini a settimana, durante il mese di marzo, il loro numero è salito a 14 a settimana. Quasi tutte queste persone sono rinviate in Italia, come ha precisato alla stampa Davide Bassi, portavoce delle guardie. Tuttavia, lo stesso Bassi, precisa che si tratta, in genere, di extracomunitari già residenti da parecchio tempo in Italia e che non fanno parte dell’ondata di profughi sbarcati, nelle ultime settimana, a Lampedusa.
Situazione in continua evoluzione
Tuttavia, gli avvenimenti delle ultime ore, con lo spostamento di molti profughi sul continente, potrebbero presto cambiare le cose. Ieri, ad esempio, c’è stata una fuga in massa di persone dal campo di Manduria, in Puglia. Solo il contemporaneo sciopero dei treni ha, probabilmente, frenato l’afflusso di questi disperati verso nord. Nei prossimi giorni, altri campi saranno allestiti in Toscana, Piemonte, Veneto e Lombardia. Questo potrebbe aumentare la pressione anche sulle frontiere svizzere. Questa gente vuole, infatti, raggiungere il nord dell’Europa e in particolare la Francia, dove risiedono i parenti di molti clandestini. Il passaggio attraverso la Svizzera diventa quasi obbligato.
Insomma, nei prossimi giorni, c’è da attendersi, un consistente arrivo di extracomunitari. Un’emergenza alla quale, le guardie di confine elvetiche, dicono di essere pronte. Il dispositivo, in caso di bisogno, prevede il rafforzamento della linea di frontiera con agenti provenienti da altri cantoni svizzeri. La vigilanza sarà particolarmente puntigliosa sulla cosiddetta “frontiera verde” quella dei boschi di confine, noti da sempre per le cosiddette «piste di Ho Chi Min», le piste dei contrabbandieri. Il sospetto è che i passatori siano già all’opera.
Red.
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