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Allarme ‘ndrangheta anche in Svizzera

17 agosto 2010 – 21:17Nessun Commento

I danee i spüza mia... (foto cc Daniel Catt)

L’allarme non è nuovo, ma è stato rilanciato nei giorni scorsi dal direttore della Società svizzera impresari costruttori,sezione ticinese, Edo Bobbià e dal presidente di Gastro/Ticino Marco Huber: la ‘ndrangheta vede nel Ticino una terra promessa per proficui investimenti.

Intervistati dal quotidiano “La Regione Ticino”, Bobbia e Huber hanno riferito di “soggetti nuovi” con larghe disponibilità finanziare desiderosi solo di investire in particolar modo nei settori della costruzione e della ristorazione. Soggetti che si muovono al di fuori degli schemi consueti, senza “sondare il mercato” per valutare la possibile resa dell’investimento. Loro unica preoccupazione pare essere quella di piazzare i capitali di cui dispongono.

Già lo scorso novembre il comandante Michael Perler, della polizia giudiziaria federale, aveva avvertito che la ‘Ndrangheta è attiva in Svizzera, specie nel Vallese e in Ticino. Il campanello d’allarme è tornato a suonare dopo l’operazione anti-mafia condotta dalla polizia italiana lo scorso mese di luglio.

Da quel maxi-blitz è emersa la capillare diffusione della mafia calabrese nel Nord Italia, specialmente in Lombardia, dove la criminalità organizzata si è infiltrata non solo nel tessuto economico e finanziario, con un esteso controllo sugli appalti, ma anche in quello politico. Lo ha ammesso lo stesso Bossi, precisando che la Lega ne è immune, ma “dimenticando” come la cronaca segnali più di un caso di coinvolgimento di amministratori locali leghisti in vicende mafiose.

Non pare che la presenza così devastante della delinquenza di stampo mafioso preoccupi oltre misura le autorità politiche della Padania Anche quando parlano di sicurezza il riferimento è unicamente ai “clandestini” . Le preoccupazioni paiono avere un senso unico: lo straniero, i suoi usi, la sua religione.

Così il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha stabilito che le rivendite di kebab devono chiudere alle 22.00 come i phone center ( usati dagli immigrati per telefonare in posti dove il fuso orario segna marcate differenze rispetto al nostro). Per non parlare delle difficoltà, talvolta insormontabili, che incontrano i musulmani per avere un luogo dove pregare..

Un problema, questo, che rimane irrisolto anche nel Canton Ticino, dove il concetto di sicurezza collettiva si concentra sulla presenza dei “richiedenti l’asilo” o sulle carovane dei rom.

Gaddo Melani

 

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