‘Ndrangheta: la Svizzera non collabora?
Immagini dal documentario di Giuseppe Petitto sulle infiltrazioni criminali nel progetto Milano 2015
Troppo scarse e poco circostanziate le prove contro un presunto vertice della ‘ndrangheta calabrese che operava dalla Svizzera. Il ministero della giustizia elvetico nega all’Italia l’arresto e l’estradizione di un presunto boss a capo di una “’ndrina” a Frauenfeld, nel Canton Turgovia. Si tratta di un vero e proprio smacco per i magistrati calabresi che ieri hanno emesso 41 ordini di arresto contro presunti criminali sparsi in mezzo mondo nell’ambito di una mega operazione internazionale denominata “Crimine 2″.
LINK DAL FILM DI PETITTO
La Svizzera non ha dato seguito alla richiesta italiana di arrestare un presunto membro della ‘ndrangheta che operava a Frauenfeld, nel canton Turgovia. Secondo il portavoce dell’ufficio federale di giustizia, Folco Galli, le prove fornite dai magistrati italiani erano troppo vaghe e soprattutto insufficienti, per procedere al fermo dell’uomo. Nella richiesta, ha detto ancora Galli, non era chiaro che cosa si rimproverasse concretamente al sospettato.
Così gli elvetici hanno indirettamente risposto al procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone il quale, in un’intervista concessa alla Radio Svizzera, ha affermato di avere trasmesso, nei giorni scorsi, un mandato d’arresto internazionale a Berna, senza ottenere alcuna reazione. La questione rimane comunque aperta. Berna ha invitato Pignatone a completare la documentazione per ottenere ciò che chiede.
Un fatto curioso è che la magistratura del Canton Turgovia afferma di non sapere nulla di tutta la storia e di non avere indizi di presenze mafiose sul proprio territorio. Proprio ieri la procura di Reggio Calabria, nell’ambito dell’operazione “Crimine 2″, ha emesso 41 ordini di cattura in Italia ma anche in Germania, Canada, Australia e Svizzera, appunto.
Red.
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