I diplomati sono vittime della libera circolazione senza regole
Impiegati qualificati, operatori e tecnici specializzati, diplomati e laureati residenti in Ticino: c’è anche il ceto medio tra le vittime della libera circolazione delle persone, in particolare nelle zone di frontiera. Una libera circolazione che, essendo senza regole, sfavorisce la parte più debole nei rapporti di lavoro, ossia i dipendenti, anche nel settore terziario avanzato.
L’Ufficio di statistica del Canton Ginevra ha dimostrato che la maggior parte dei frontalieri arrivati nell’ultimo decennio sul mercato del lavoro ginevrino occupano impieghi con salari tendenzialmente meno ben remunerati rispetto a dieci anni fa e rispetto agli Svizzeri. Numerosi segnali indicano che anche in Ticino i lavoratori qualificati e laureati, provenienti dall’Italia, accettano salari più bassi di quelli di dieci anni fa, quando esisteva il controllo statale sui salari all’entrata dei lavoratori stranieri. Si moltiplicano inoltre anche in Ticino le forme di lavoro precarie, a termine o su chiamata.
La risposta a questa situazione di crescente disagio può essere solamente di due tipi: o si reintroducono i contingenti e i controlli sui salari all’entrata in Svizzera dei lavoratori esteri o si creano dei contratti collettivi di lavoro anche per il settore terziario qualificato. Un settore dove il sindacato VPOD richiede questo accordo tra partner sociali è ad esempio quello universitario, dove il dumping salariale relativo favorisce l’assunzione di docenti, assistenti, ricercatori e tecnici qualificati provenienti dall’Italia a scapito dei Ticinesi qualificati. Ma ci sono anche molti altri ambiti del settore terziario qualificato dove si assiste a un degrado delle condizioni di lavoro a scapito dei residenti qualificati in Ticino: banche, assicurazioni, fiduciarie, studi di ingegneria, studi legali ed economici, laboratori, ecc.
Per queste tipologie di posti di lavoro non basta ovviamente definire un salario minimo di 4′000 Fr mensili, come chiede (giustamente) l’iniziativa popolare federale della sinistra a favore del salario minimo legale. In questi posti di lavoro si tratta di regolamentare livelli salariali superiori al salario minimo, eliminando anche altri tipi di disparità arbitrarie, come ad esempio quelle fondate sul sesso o sul mancato riconoscimento di diplomi conseguiti all’estero.
Nell’attuale momento di crisi politica ed economica il Ticino e la Svizzera devono assolutamente sviluppare un partenariato sociale forte in grado di regolamentare le condizioni di lavoro nei settori molto qualificati. Lo Stato deve dare il buon esempio e deve sostenere dal profilo politico e legale la conclusione di contratti collettivi di lavoro tra partner sociali.
Altrimenti la crescita politica della destra populista sarà inarrestabile e decreterà prima o poi la fine degli accordi bilaterali tra Svizzera ed Unione europea, che hanno prodotto anche cose molto positive per la crescita economica, per le esportazioni, per il settore finanziario, per i trasporti e per la ricerca. A quel punto i partiti borghesi e le associazioni economiche e finanziarie non potranno che mordersi le dita e piangere lacrime di coccodrillo: i primi per la perdita di consenso politico, i secondi per l’isolamento economico del Paese.
Raoul Ghisletta (Segretario VPOD)
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