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Libera circolazione positiva per la Svizzera

11 giugno 2013 – 13:46Nessun Commento

L’accordo con l’UE sulla libera circolazione delle persone ha favorito le imprese svizzere nel reclutamento di personale specializzato nei Paesi UE/AELS e ha fornito, negli ultimi undici anni, un importante contributo alla crescita economica e dell’occupazione. E` quanto afferma oggi la SECO evidenziando come il mercato svizzero del lavoro abbia dimostrato una buona capacità di assorbire questa forza lavoro. Sfatato anche il mito di un’immigrazione costosa per AVS e AI.

L’accordo di libera circolazione con l’UE ha avuto effetti positivi per la Svizzera. E` quanto rileva oggi la Segreteria di Stato per l’economia in una lunga nota esplicativa. Secondo i dati, infatti, il mercato svizzero del lavoro ha saputo assorbire la forte immigrazione degli ultimi anni. Il numero delle persone occupate è salito complessivamente, tra il 2002 e il 2012, di 565 000 unità: di queste, la metà è di nazionalità svizzera o di nazionalità straniera con domicilio in Svizzera, mentre la restante metà comprende titolari di permessi di soggiorno di un anno o meno e transfrontalieri. Sia i cittadini svizzeri sia i cittadini provenienti dai Paesi UE/AELS hanno leggermente aumentato il tasso di partecipazione sul mercato del lavoro nel periodo 2003-2012, mentre si è mantenuto costante, a livello più basso, quello delle persone provenienti da Paesi terzi.

Nel decennio 2002-2012 l’immigrazione netta verso la Svizzera è stata di 63 000 persone all’anno: tra queste, delle 38 400 persone provenienti da Paesi UE/AELS, 16 300 erano di nazionalità tedesca e 7 500 portoghese. Nel decennio precedente, 1991-2001, il saldo migratorio verso la Svizzera era stato di 26 400 persone all’anno, provenienti praticamente solo da Paesi esterni all’UE/AELS. A fungere da propulsore dell’immigrazioni sono le stesse aziende elvetiche che, a dipendenza della congiuntura, hanno aumentato la domanda di personale. Così, al termine di diversi anni di congiuntura favorevole l’immigrazione netta in Svizzera ha raggiunto il livello massimo nel 2008 con circa 90 000 persone. La crisi finanziaria del 2009 ha avuto l’effetto temporaneo di ridurre il saldo migratorio, aumentato però di nuovo con la ripresa economica del 2010 e 2011.

Nel 2012 sono immigrate in Svizzera 73 000 persone in più di quelle che nello stesso anno sono emigrate dal nostro Paese. Circa tre quarti provenivano dall’area UE/AELS. Negli ultimi anni si è verificato un evidente spostamento per quanto riguarda la regione di provenienza: mentre il flusso di persone provenienti dalla Germania si è ridotto notevolmente rispetto al 2008, l’immigrazione dai Paesi meridionali e orientali dell’Unione europea ha registrato un forte aumento. La crisi economica in Europa ha influito complessivamente in misura molto marcata sui flussi migratori tra i Paesi dell’UE/AELS.

Tra gli immigrati dall’area UE/AELS si trovano prevalentemente persone altamente qualificate. Il 53 per cento delle persone attive immigrate in virtù dell’accordo sulla libera circolazione possiedono un diploma di livello terziario. Tra le persone attive svizzere questa percentuale si attesta al 34 per cento. Anche per il reclutamento di personale meno qualificato, tuttavia, l’area UE/AELS si è dimostrata un importante bacino, dato che nei Paesi terzi è ammesso il reclutamento solo per i lavoratori con alte qualifiche.

Il 60 per cento dell’aumento degli occupati originari dei Paesi UE/AELS si è concentrato nelle tre categorie professionali principali dei dirigenti, degli accademici e dei tecnici o professioni affini. Anche tra gli svizzeri si è registrato negli ultimi dieci anni un forte aumento dell’occupazione in queste categorie professionali.

In una prospettiva a lungo termine, al di là dei cicli congiunturali, dagli anni ’90 il tasso di disoccupazione si è mantenuto costante. Nel periodo 2003-2012 gli svizzeri hanno fatto registrare sempre i tassi di disoccupazione più bassi. Per gli stranieri in Svizzera i tassi di disoccupazione sono più elevati, anche se le persone originarie dell’area UE/AELS risultano meglio integrate nel mercato del lavoro di chi proviene da Paesi terzi.

L’influsso dell’immigrazione sull’andamento dell’occupazione e della disoccupazione negli anni 2001-2010 è stato recentemente oggetto di uno studio approfondito. I ricercatori delle Università di Zurigo e Losanna sono giunti alla conclusione che la forte immigrazione non ha prodotto in generale effetti di crowding out, o spiazzamento. Un lieve spiazzamento è stato constatato tra i professionisti più qualificati: l’aumento dell’immigrazione determinato dalla libera circolazione delle persone avrebbe fatto aumentare la disoccupazione tra le persone nate in Svizzera dello 0,2 per cento circa ma questo, appunto, soltanto nelle categorie altamente qualificate.

Le misure collaterali si sono dimostrate fondamentalmente valide per contrastare eventuali effetti secondari negativi derivanti dall’accordo sulla libera circolazione delle persone. In particolare, è stato possibile scongiurare un calo di livello per i salari bassi, risultato probabilmente ascrivibile in gran parte alle misure collaterali.

Il forte flusso migratorio fa aumentare costantemente la partecipazione dei cittadini dell’UE/AELS al finanziamento delle assicurazioni sociali, mentre si riduce il contributo dei cittadini svizzeri. La forte immigrazione ha rallentato negli ultimi anni l’invecchiamento della popolazione, alleggerendo la pressione sulle assicurazioni sociali del primo pilastro (AVS/AI/IPG/PC) finanziate secondo il principio di ripartizione. Infine, il timore che la libera circolazione delle persone portasse a un aumento sproporzionato degli stranieri beneficiari di prestazioni AI si è rivelato infondato.

Com./Red.

 

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