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La Regio Insubrica ha bisogno di federalismo

7 giugno 2011 – 17:27Nessun Commento

Regio Insubrica

La terza edizione della Conferenza sul federalismo recentemente conclusasi a Mendrisio ha voluto volgere lo sguardo anche al di là della frontiera. Le nuove sfide territoriali del federalismo impongono infatti uno sguardo verso realtà esterne. Una maggiore sensibilità federalista potrebbe giovare anche a entità transfrontaliere come la Regio Insubrica.

Perché parlare di collaborazione trasfrontaliera all’interno di un convegno sul federalismo? Il motivo è presto detto: la Svizzera è un paese federale, circondato da nazioni diverse: alcune federali, come Germania ed Austria, altre centralizzate, come Francia e Italia. Come queste differenze possono influire sui risultati della collaborazione? E perché quest’ultima è necessaria?

Durante il convegno sul federalismo, svoltosi a Mendrisio alla fine di maggio, sono stati organizzati otto diversi workshop tra cui uno proprio con l’obbiettivo di dare risposte a queste domande. È stato fatto il punto della situazione e delle prospettive per la collaborazione trasfrontaliera lungo il confine di tutta la Svizzera.

Il fatto stesso che esistano Stati diversi (giurisdizioni) implica l’esistenza di frontiere. Esse delimitano territorialmente l’applicazione di leggi e di tassazioni diverse. Questo contribuisce a diversificare le economie. Queste differenze economiche, per il valore dei beni e la tassazione degli stessi, rendono conveniente l’acquisto di alcuni beni oltrefrontiera, in senso bidirezionale. Si crea quindi un’economia di frontiera, la quale compensa però solo parzialmente gli svantaggi che la frontiera stessa comporta. Se prendiamo per esempio la distribuzione territoriale dei servizi come le scuole e la sanità, che possono essere utilizzati tipicamente solo dai cittadini dello stato di appartenenza, notiamo che lungo la frontiera si creano sovrapposizioni, ridondanze, diseconomie.

Collaborazione transfrontaliera, un passaggio obbligato

Regio Basilensis

Senza la frontiera ogni servizio avrebbe un suo bacino circolare di utenza che è abbastanza razionale e razionalizzabile. Lungo la frontiera invece, soprattutto se densamente abitata, notiamo duplicazioni evidenti delle stesse strutture, tra i due stati confinanti. A poche centinaia di metri troviamo strutture sanitarie ed educative duplicate. Le frontiere seguono tipicamente confini naturali, come fiumi e laghi e lì storicamente si addensano le attività umane. Va detto inoltre che spesso, soprattutto in passato, gli stati reagiscono all’economia di frontiera ponendo dei vincoli e dei dazi, a protezione egoistica dei propri commerci. Sono cose che rimangono ancora oggi e lo possiamo vedere prendendo nota dei limiti all’importazione di alcuni prodottti (carne, alcolici, sigarette) o nel sussidiamento di alcuni generi come la benzina in Italia, lungo la fascia di confine. Un’altra considerazione è che l’economia di un territorio non riesce a svilupparsi ed espandersi adeguatamente se compressa da limiti territoriali angusti. Questo capita lungo ogni confine.

Da qui la necessità di intrapprendere collaborazioni tra territori situati lungo le frontiere. I primi casi sono stati attuati agli inizi degli anni 70 nella regione basilese ed in quella del lago di Costanza, noto anche come lago Bodanico. Oggi la regione basilese, ovvero la “regione trinazionale del reno superiore” ha 6 milioni di abitanti tra Germania, Francia e Svizzera e conta circa 170 tra università e istituti di ricerca. Negli ultimi anni la crescita della popolazione è stata del 10%. Particolarmente curate sono le relazioni nel campo dei trasporti, della sanità, della ricerca e degli studi, l’ambiente, il turismo, la cultura. Con

Regio Bodanica

compiti simili la regione del lago Bodanico, tra Svizzera, Germania, Liechtenstein e Austria, conta tre milioni e 600 mila abitanti, anche qui in rapida crescita. In queste due regioni, soprattutto quella che si sviluppa attorno al lago bodanico, durante il workshop è emerso che i risultati positivi sono dovuti al comune federalismo, sia perché “tra federalisti ci si intende” sia perché i singoli membri (stati, cantoni, länder) delle nazioni federali hanno l’autonomia necessaria per decidere in proprio delle modifiche politiche da attuare per risolvere i problemi che la frontiera comporta. Non a caso sono emerse le prime difficoltà quando si è discusso il caso del confine tra Francia e Svizzera, con la presenza del rappresentante di La Chaux de-Fonds, cittadina a ridosso del confine francese.

I problemi della Regio Insubrica

Che dire allora del caso che ci riguarda da vicino? Ebbene, non solo siamo partiti tardi, 20 anni dopo le altre regioni, ma la mancanza di cultura e realtà federalista rallenta anche oggi ogni progresso. La frontiera viene vista ancora come muro da valicare per far soldi o per spostare soldi oppure da chiudere, alla bisogna. Il confine viene visto come opportunità solo per alcuni flussi (capitali, frontalieri, commerci di breve tragitto) e non come area estesa di collaborazione tra imprese e tra giurisdizioni, come bacino culturale omogeneo, come territorio unico in cui ambiente, educazione e sanità possono trovare una soluzione coerente e razionale. Il problema appare essere di tipo culturale e psicologico. La frontiera viene ancora vista con paura e diffidenza. Paura dell’altro, che da un lato “ruba il lavoro” e dall’altro “accetta i soldi che scappano da noi”.

Regio Insubrica

Che dire allora delle soluzioni? Individuato il comune nemico nella burocrazia e nel centralismo del “Roma Uber alles” sono state esaminate e discusse proposte di soluzione dal basso. Si è detto che sarebbe interessante partire dalle imprese e dalle loro associazioni, crendo legami collaborativi forti e concreti che superino i limiti nazionali. Si è anche accennato al recente accordo tra le associazioni di imprenditori FORMiKA e CNA ed alla possibilità di creare strutture societarie di tipo cooperativo che aiutino gli imprenditori a superare gli ostacoli burocratici, dove essi ci sono. Naturalmente tutta la discussione è stata anche caratterizzata dalla presenza di quei fantasmi che aleggiano su entrambi i versanti del confine, da un lato sventolando liste nere e ponendo ulteriori ostacoli burocratici alle imprese, dall’altro minacciando l’erezione di muraglie contro stranieri e frontalieri. Siamo quindi all’eterno conflitto tra economia da un lato, che tende a collaborare e commerciare con tutti per fare affari e produrre sviluppo, e politica dall’altro, che troppo spesso pone ostacoli a scopo protettivo ed assume sovente toni belligeranti, avendo il coltello della produzione delle leggi dalla parte del manico.

La speranza è che i primi vagiti di federalismo in Italia, pur limitati, aiutino le comunità locali a poter trovare ed attuare le soluzioni necessarie. Nel frattempo la vera rivoluzione come detto deve continuare dal basso, tra le imprese e tra le comunità locali, malgrado la senzazione che come ai tempi di Penelope, qualcuno tesse pazientemente la tela lungo il confine mentre altri a Roma la dìsfano nottetempo. Il tutto nell’indifferenza generale di Berna.

Francesco Forti
Presidente di FORMiKA, l’Associazione dei microimpreditori

Link:

Regio Basilensis: www.regbas.ch/f_activites_zones.cfm
Regio Bodensee: de.wikipedia.org/wiki/Euregio_Bodensee e www.statistik-bodensee.org/
Regio Insubrica: www.regioinsubrica.org/
Il riassunto del workshop: www4.ti.ch/fileadmin/GENERALE/FOEDERALISMUS11/pdf/WS2.pdf

 

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