Il sonno “killer”
Tra il 10 e il 20% degli incidenti stradali è attribuibile al colpo di sonno. Ad affermarlo sono gli specialisti dell’ufficio svizzero per la prevenzione degli infortuni (UPI) e del Touring club svizzero (TCS). Proprio per questo le due istituzioni hanno fatto partire, inquesti giorni, un’ articolata campagna per sensibilizzare gli automobilisti ai rischi che corrono e a educarli ai metodi per non addormentarsi al volante.
Il conducente stanco è un soggetto a rischio sulle strade. Senza arrivare al colpo di sonno, che colpisce improvvisamente e senza preavviso, anche la semplice stanchezza può produrre delle tragedie. La mancanza di lucidità rallenta, infatti, i processi mentali e porta il conducente a fare manovre azzardate, a calcolare male le distanze di frenata, la velocità, soprattutto di notte o alle primissime luci dell’alba, quando i contorni sono sfocati e le distanze appaiono alterate.
Proprio per questo l’UPI, l’ufficio svizzero per la prevenzione degli infortuni e il TCS, il Touring club svizzero, hanno lanciato in questi giorni una campagna, denominata “Turbosiesta” che sensibilizza sui rischi del colpo di sonno al volante e elenca i rimedi per evitarlo. Si va dalle misure ovvie come quella di non mettersi al volante quando si è stanchi, alla “turbosiesta” appunto, cioè quella di fare una pausa di 15 minuti quando si avvertono i primi sintomi di affaticamento.
La campagna fa riferimento anche a un sito internet specifico in cui vengono offerte approfondite informazioni, e dei video, che illustrano molto bene gli stratagemmi da adottare per non soccombere al sonno mentre si guida. La pericolosità del colpo di sonno è data soprattutto dalla mancanza di preavviso (motivo per cui lo si chiama appunto “colpo di sonno”) e in caso di cambio o salto di corsia diventa pericolosissimo anche per gli altri utenti della strada.
Il riposo, l’unica risposta
“A nulla servono interi thermos di caffè, – ci dice l’Ing. Rinaldo Gentile della QSD, specializzato in sicurezza stradale – anzi, superata una certa soglia, a causa della difficoltà di metabolizzazione del fegato, un eccesso di caffeina genera addirittura un aumento della sonnolenza e quindi di pericolo.Il rimedio migliore – dice ancora l’Ing. Gentile – è sempre quello di programmare l’aumento di brevi soste all’aumentare della percorrenza chilometrica. Usualmente per viaggi fino alle 6 ore basta una sosta breve ogni due ore. Se le ore di viaggio sono 8 e si parte dopo le ore 16, le soste diventano 4 e non 3; ogni ora di viaggio in più deve essere effettuata solo se strettamente necessario e deve prevedere una sosta di almeno 5 – 8 minuti ogni 50 – 60 minuti di viaggio”, conclude l’Ing. Gentile.
Mario Besani
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