A Como torna la Belle Epoque
Con una decina di euro un tuffo nel passato. E che passato! Uno dei periodi più piacevoli, che non a caso viene chiamato la Belle Époque. Non stiamo parlando della macchina del tempo, purtroppo, ma della suggestiva esposizione che si inaugura oggi a Villa Olmo, a Como.
Dopo altre grandi mostre che hanno saputo attirare folle di visitatori (ricordiamo, ad esempio, Miró, Picasso, Magritte, Klimt, Schiele, Rubens) la magnifica dimora settecentesca sulle sponde del Lario ospiterà ora nelle sue sale i capolavori di Giovanni Boldini e di altri artisti italiani che hanno vissuto quella straordinaria esperienza artistica ed umana (da De Nittis a Zandomeneghi, da Corcos a Signorini, solo per citare alcuni nomi).
La mostra, curata da Sergio Gaddi, assessore alla cultura del Comune di Como, e da Tiziano Panconi, fra i maggiori esperti della pittura italiana dell’800, è ideata e prodotta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Como, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Lombardia e con il sostegno di Unicredit.
I 60 capolavori di Giovanni Boldini permettono di gettare una luce sull’attività internazionale di uno degli indiscussi protagonisti dell’arte italiana ed europea di fine ‘800-inizi ‘900. Il loro abbinamento con 60 opere dei più importanti artisti di fine Ottocento italiano, consentono di ripercorrere, a livello figurativo, l’evoluzione del gusto pittorico che si diffuse in tutta Europa e che rappresentò i cambiamenti di questo nuovo mondo, nei suoi aspetti estetici più peculiari, dall’emancipazione dell’individuo alla crescita della consapevolezza femminile.
Ed è proprio l’universo femminile il vero protagonista dell’esposizione di Villa Olmo, i cui pezzi forti sono proprio i ritratti di Boldini. Dell’artista ferrarese si dice che “fu uomo allegro e curioso che, come pochi altri, seppe dipingere il lato ottimista del suo tempo”. Come altri artisti italiani che soggiornarono a Parigi nella seconda metà del XIX Secolo, trovò ispirazione nei luoghi mito della modernità: caffè, boulevards, teatri. Boldini strinse una forte amicizia con Degas, con il quale condivise l’uso di tecniche all’epoca inconsuete come il disegno, l’incisione ed il pastello, capaci di dare spontaneità e dinamismo ai loro lavori.
«Il mito della Belle Epoque si intreccia con il genio di Giovanni Boldini, – spiega il curatore, Sergio Gaddi – l’energia creativa e la fiducia ottimistica che rivoluzionano la storia tra Ottocento e Novecento vengono esaltate dalla velocità guizzante di una pennellata inconfondibile, che esprime la bellezza e la gioia di vivere. Letteratura e moda, musica e lusso, arte e bistrot si confondono nel ritmo sensuale del can can e producono una straordinaria rinascita sociale e civile.
Parigi è il teatro privilegiato delle esperienze culturali internazionali, ma il fenomeno si allarga alle capitali europee e negli eleganti ambienti delle città italiane, con Milano, Venezia, Napoli e Firenze in primo piano. Sono gli anni nei quali lo sviluppo della tecnologia rivoluziona i modi di vivere, creando una prosperità e un benessere individuale prima sconosciuti. Cambiano i costumi e si impone la forza di attrazione sensuale della donna, consapevole di un fascino non più solo domestico che cresce di pari passo al suo ruolo sociale. L’immensa popolarità di Boldini arriva fino in America, ed i suoi modi aristocratici, la vocazione per la mondanità, il numero altissimo di liaisons galanti e la frequentazione di ambienti borghesi ne fanno un punto di riferimento per un significativo gruppo di artisti”.
Ed a proposito delle donne, visto che come detto l’universo femminile è uno dei temi ricorrenti dei capolavori della Belle Époque, riportiamo un aneddoto: Giovanni Boldini oltre ad essere un famoso pittore di bellezze femminili, era anche un esperto del bel mondo; un suo amico un giorno gli domandò che differenza ci fosse tra le “cocottes” e le dame del bel mondo. Boldini gli rispose “C’è solo una differenza: Le “cocottes” non sempre riescono a sembrare delle dame, ma le dame sono sempre uguali alle “cocottes”.
Anche quest’anno, all’esposizione di Villa Olmo si affianca come evento parallelo di approfondimento didattico, un progetto teatrale, a cura di Teatro in Mostra di Como, dal titolo Café Belle Époque. Nato da un’idea di Laura Negretti, la pièce è ambientata in un caffè parigino; lì viene narrata, attraverso versi e melodie, la vicenda dolce e infelice di Violetta, donna meravigliosa che conduce una vita dissoluta, e di Alfredo, perfetto interprete dello spirito romantico della Belle Époque. Una storia che rappresenta la metafora ideale di quel tempo.
Marina D’Alò
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