Novanta giorni di lavoro all’anno per la burocrazia
Una piccola impresa italiana lavora quattordici giorni all’anno per rispondere alle domande del fisco. Per soddisfare tutte le richieste della burocrazia, vanno persi più di novanta giorni di lavoro all’anno: lo ha sottolineato a Como il presidente della Confartigianato Marco Galimberti in occasione della annuale conferenza sullo stato di salute dell’artigianato.
“Il miglior incentivo per nostre imprese,” ha affermato Galimberti, “è l’abbassamento delle tasse, la defiscalizzazione di diversi oneri, la detassazione degli investimenti in innovazione, internazionalizzazione e capitalizzazione delle imprese, l’unica vera molla che potrebbe dare un’inversione di tendenza a questa crisi che tiene bloccato lo sviluppo.”
Gli artigiani di Como, ma non solo, si attendono quindi che vengano finalmente attuate le riforme necessarie al rilancio produttivo italiano. Secondo l’annuale rapporto sulla tassazione della Banca mondiale, le imprese italiane sono le più tassate d’Europa e si posizionano in coda anche a livello mondiale. Su 183 paesi presi in considerazione, l’Italia si classifica al 167esimo posto per il il sistema fiscale più gravoso.
Una serie quasi interminabile tra tributi nazionali, regionali e locali, contributi previdenziali ed assistenziali, oneri sociali ed oneri fiscali portano ad un indice del 68,6% di carico complessivo. A livello europeo la media si ferma al 44,2% ed a livello mondiale al 47,8%.
Nonostante tutte le promesse sulla semplificazione burocratica, e gli sforzi a livello legislativo in questo senso, nel loro assieme, le imprese italiane devono dedicare agli adempimenti burocratici di varia natura ben 285 ore l’anno, oltre 60 in più della media europea. Le risorse sprecate per rispondere a queste esigenze vengono valutate a 11,5 miliari di euro all’anno. Le più colpite sono le micro imprese con meno di 10 addetti.
Red./Comunicati
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