Frontalieri e casse malati: presto la risposta?
Entro il mese di settembre 2010, il Tribunale federale di Losanna, dovrebbe dare seguito al ricorso interposto da 200 frontalieri, che nel 2008, avevano impugnato la decisione del Canton Ticino di iscrivere d’ufficio, alle casse malati svizzere, chi non aveva esercitato il diritto d’opzione. La questione dovrebbe, dunque, chiarirsi in modo definitivo anche se i punti oscuri della vicenda rimangono ancora parecchi.
I 200 frontalieri ricorrenti ma anche le autorità cantonali del Ticino, aspettano con ansia la decisione di Losanna. Finalmente, si capirà se le autorità cantonali avevano -o meno- il diritto di affiliare d’ufficio i frontalieri che non avevano fatto valere -entro i tre mesi dall’ottenimento del permesso di lavoro- il loro diritto d’opzione. Dovevano cioè scegliere se rimanere affiliati alla mutua italiana o accettare di iscriversi a un’assicurazione svizzera. Pochi frontalieri hanno compiuto la scelta tanto che nel 2008 si è proceduto a una prima sanatoria (16 mila persone). In primavera, ancora una volta il parlamento cantonale ha sanato altre 1800 persone. Anch’esse, per mancanza d’informazione, per semplice dimenticanza o per sottovalutazione, non avevano proceduto alla scelta che la legge impone. Tuttavia, l’affiliazione d’ufficio a una cassa malati privata svizzera è una decisione gravida di conseguenze. Basti pensare che per un assicurato frontaliero con due figli e la moglie casalinga, il conto è salatissimo: fino a 700 franchi mensili. La domanda è proprio questa. E’ stato un atto legale quello del Canton Ticino di affiliare d’ufficio un certo numero di frontalieri (ce ne sono stati oltre 600) a una cassa privata elvetica? In nessun’altra parte della Svizzera, ci sono stati problemi simili a quello del Ticino. Perché? C’è da supporre che altrove il sistema d’informazione sia stato tempestivo e capillare. Oppure che il problema è stato risolto altrimenti.
Il caso di Ginevra
A Ginevra, per esempio, la questione non si è nemmeno posta. Il governo cantonale, ha considerato il “silenzio-assenso” dei frontalieri come la volontà di questi ultimi di rimanere coperti in Francia.
Perciò, solo quei pochissimi che hanno volontariamente scelto una cassa svizzera si sono annunciati alle autorità sanitarie. Tutti gli altri sono rimasti affiliati alla cassa pubblica transalpina. Molti hanno addirittura optato per un’assicurazione privata francese (molto conveniente) che copre le cure anche nel Canton Ginevra. Insomma, le discrepanze con il caso ticinese, sono evidenti. Forse, l’interpretazione, a Ginevra, è stata eccessivamente permissiva o forse in Ticino si è andati oltre il consentito tradendo quanto previsto dagli accordi bilaterali.Ora, con l’attesa sentenza del Tribunale federale dovrebbe essere fatta finalmente chiarezza. Mario Besani
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