Festival di Locarno: alla Cina il Pardo d’oro
Il malinconico film cinese “Han Jia” si è aggiudicato il premio principale del Festival del film di Locarno. A mani vuote i registi svizzeri e italiani.
I favori della giuria presieduta dal regista Eric Khoo di Singapore sono andati al coinvolgente ritratto della moderna società cinese disegnato dal regista LI Hongqi, che è riuscito a riassumere l’atmosfera che si respira oggi in Cina raccontando la fine delle vacanze scolastiche in una cittadina di provincia. Gli scarni dialoghi sono caratterizzati da un cupo umorismo che è piaciuto molto ai critici. Tanto per fare un esempio: quando un bambino chiede a un’altro: “Cosa vuoi fare da grande?”, la risposta è: “L’orfano”.
Il Premio speciale della giuria se l’è aggiudicato “Morgen” della regista ungherese Marian Crisan, che narra l’incontro tra un pescatore rumeno e un turco che tenta di raggiungere l’Europa occidentale. I riconoscimenti per la miglior regia, per la miglior interpretazione femminile e per la miglior interpretazione maschile sono andati rispettivamente a Denis Coté (per “Curling”), a Jasna Duricic (per “Beli beli swet”) e a Emmanuel Bilodeau (per “Curling”).
Il cinema italiano è stato onorato nella figura di un suo regista che fa già parte della storia del cinema, Francesco Rosi, a cui è stato attribuito il Pardo alla carriera.
La prima edizione del nuovo direttore Olivier Père è piaciuta ai critici cinematografici, che vi hanno ritrovato respiro internazionale, dinamismo, energia e gusto della scoperta. Anche a costo di qualche rischio, soprattutto nella programmazione della piazza. Ma di fronte al proliferare di festival, questo è il prezzo da pagare se si vuole che Locarno difenda la sua identità e la sua ragione di esistere.
Michele Andreoli
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