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Un magico parco dell’arte: il Museo Pagani di Castellanza

3 luglio 2010 – 14:12Un Commento

“Fra queste mura, luogo di meraviglie, accolgo e custodisco ogni lavoro della mano prodigiosa dell’artista eguale e rivale del suo pensiero. L’una è niente senza l’altro”. Incisa nel cemento di un muro di sostegno, scritta con un carattere elementare, quasi infantile, la riflessione di Paul Valery si adatta perfettamente a questo luogo meraviglioso.

Era il 1957 quando Enzo Pagani, pittore, scultore, mosaicista e mercante d’arte diede avvio alla grande avventura del parco-museo, un sogno utopistico che diventò realtà per forza d’amore, per costanza di sacrifici di un uomo prorompente e incontenibile. L’idea che ha ispirato il suo creatore è stata quella di portare le opere d’arte all’aperto, come spesso fecero gli antichi greci, al contatto diretto con la natura.

Lo stesso Pagani dichiarò in una intervista: “Mi trovavo a Venezia e con me c’era Hemingway. Il più delle volte, finito di mangiare, mi sedevo sulla grande terrazza del Cipriani, che allora era solo una trattoria. Da lì vedevo l’isola di Torcello: se la si guarda bene, in fondo, non è altro che un museo all’aperto. Mi è venuta così l’idea di creare un museo che non fosse solo una statica raccolta di opere d’arte, ma una creatura viva, capace di cambiare nel tempo, di modificarsi con le luci del giorno, di trasformarsi al mutare delle stagioni e di crescere con noi…”.

L’idea è diventata realtà nella forma di un vasto parco di 40′000 metri quadrati, situato in una area boschiva ai confini con la città di Legnano, che oggi ospita centinaia di opere tra sculture e mosaici, realizzate con materiali più diversi: marmo, pietra, bronzo, ferro, acciaio, legno, vetro. In 50 anni di continuo sviluppo artisti prestigiosi di tutto il mondo vi hanno lasciato le loro opere.

Un laboratorio all’aperto

Fra i 150 lavori spiccano le sculture di Koblasa, di Bloc, di Mizuma, di Yasuda, di Pomodoro e i mosaici di Delaunay, di Man Ray, di Farchi, di Hans Richter e di Fernand Leger. Molti di questi artisti hanno fatto propria l’idea di Pagani e hanno lavorato sul posto, trasformandolo in un laboratorio nel verde. La forma di alveare, nella parte centrale, fu scelta come per assicurare fluidità ad ogni possibile espansione: un reticolo di cellette esagonali in grado di offrire massima libertà nella collocazione delle opere.

Scomparso nel 1993, Pagani lasciò la gestione al figlio Luca, architetto e designer, che vi si dedicò fino alla sua prematura morte avvenuta nel 1996. Simone, il giovanissimo nipote, è cresciuto in questo “giardino delle meraviglie”, ne ha assaporato i profumi e le più profonde verità, e con la mamma Carmen, donna di grande coraggio e tenacia, ha continuato l’avventura, mantenendo e arricchendo la bellezza del sito, senza aiuti istituzionali o sponsor riconosciuti, molto spesso mettendoci la propria fatica fisica.

Il connubio fra arte e natura

Per godere della bellezza di un luogo come il Museo Pagani non è necessario essere degli intenditori. Bisogna solo possedere quel poco di sensibilità verso la natura per capire come la “forma”, qualunque essa sia, creata dall’idea e dalle mani, possa convivere e dare emozioni al di là dei significati. E la natura e il tempo interagiscono con la forma e la materia e la modificano.

L’opera non è statica, sotto una luce fissa, ma vive e si trasforma. E’ un Museo, questo, che va vissuto ripetutamente, sia perché le opere sono tante e c’è sempre qualche particolare che rende nuova la visita, sia perché l’ora e il tempo atmosferico danno vita agli spazi e alle opere stesse. La luce radente del tramonto gioca con le ombre e infiamma i colori dei mosaici; la primavera profuma l’ambiente e gli uccelli, che ne hanno fatto un’oasi di pace, rinnovano la colonna sonora di accompagnamento; la neve d’inverno nasconde le linee e annulla i colori in un bianco e nero di antica suggestione; la pioggia lava e rinnova le forme ai nuovi colpi di luce. Un percorso nella “bellezza”, che non è qualcosa di fisso, ma qualcosa che sfugge al tempo, una “bellezza” della caducità che cambia come cambiamo noi.

Filippo Bonzi

 

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Un Commento »

  • Erica Giacomich scrive:

    Buon giorno.
    Ho visto che avete realizzato un parco dell’artemolto bello. Il mio ente (Provincia di Trieste) vuole crearne uno, avrei bisogno dei riferimenti normativi su questa materia.
    Ringrazio anticipatamente
    Erica Giacomich

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