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I rottami elevati ad arte

2 gennaio 2011 – 00:22Nessun Commento

Villa Panza, Varese (foto FAI)

I rifiuti sono stati anche definiti “risorse al posto sbagliato”.  Molto spesso infatti le cose che si gettano, in un altro luogo potrebbero essere ancora utili. E se capitano nelle mani giuste, i rifiuti possono addirittura trasformarsi in opere d’arte. Lo ha dimostrato nel 1980 l’artista americano Robert Rauschenberg.

“Gluts” significa eccedenze. Nel 1980, quando Robert Rauschenberg fa un viaggio a Huston, inTexas, l’economia è sull’orlo di una recessione e gli Stati Uniti attraversano una pesante crisi. L’artista, che vive il suo tempo, ne rimane colpito e comincia a raccogliere pezzi di cartelli stradali, pezzi di auto, tubi, radiatori, serrande. Eccedenze, rottami, scarti, spazzatura, che nelle sue mani diventano sculture e simboli di un mondo da salvare.

Il risultato di questo periodo particolare dell’attività dell’artista – sculture, collages, assemblaggi – sono esposti presso la Villa e Collezione Panza di Biumo a Varese. Per chi non è stato attraversato dalla PopArt può risultare difficile capire l’empatia dell’artista nei confronti di materiali come quelli usati in questo periodo. L’invito è quello di addentrarsi in questo percorso con la voglia lasciarsi affascinare dal contesto e da come opere così trasgressive e simboliche per questi decenni possono collocarsi nella storia.

Il conte Giuseppe Panza, ultimo proprietario della villa e grande collezionista d’arte contemporanea è stato il primo in Italia a collezionare le opere di Robert Rauschenberg, che considerava un trait d’union tra l’Espressionismo Astratto e la Pop Art per l’utilizzo di immagini della vita reale per creare un rapporto con il passato come memoria.

Rauschenberg ha tentato di spiegare così la motivazione che lo ha spinto a creare queste opere: “E’ il momento dell’eccesso, l’avidità è rampante. Tento solo di mostrarlo, cercando di svegliare la gente. Voglio semplicemente rappresentare le persone con le loro rovine […] Penso ai “gluts” come souvenir privi di nostalgia.”

L’allestimento ha sfruttato sapientemente il fascino dell’ambiente, e le sculture di Rauschenberg si staccano dagli stucchi come volessero venirti incontro o indicarti la strada.

Filippo Bonzi

www.fondoambiente.it

 

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