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Svizzera: terra promessa?

11 luglio 2010 – 11:16Nessun Commento

La Svizzera di Baettig (grafica Le Temps)

Non solo Como e Varese vorrebbero aderire alla Svizzera. Anche la Germania meridionale, il Voralberg austriaco e il Giura francese sono pronti a passare la frontiera. Le ragioni sono in parte storiche o economiche ma la “voglia di Svizzera” è soprattutto dovuta al centralismo dei rispettivi governi e al peso dell’ Europa.

“Nessuna provocazione” dice Dominique Baettig, che qualche settimana fa attraverso una mozione ha chiesto al governo svizzero l’annessione delle regioni di frontiera. Il consigliere nazionale dell’ UDC  (partito di centro-destra) ribadische che la sua è una proposta seria su cui il governo federale dovrebbe riflettere.

Scherzo o meno, a Como e Varese, ma anche in Val d’Aosta l’idea di passare alla Svizzera (almeno secondo i sondaggi lanciati dai quotidiani regionali) è stata plebiscitata.

Ma l’interesse va ben oltre le province limitrofe italiane. Il ricchissimo e popolosissimo Baden-Wuerttenberg (quasi 11 mln di persone) in un analogo sondaggio lanciato dal “Südkuriers” ha risposto positivamente all’idea di annettersi alla Confederazione. (60% i favorevoli).

Analogo l’effetto nel Voralberg austriaco o nella Franca Contea (Franche Comté). Insomma, se si dovesse realizzare una simile ipotesi, la Svizzera triplicherebbe la propria popolazione ma anche il proprio peso economico e politico in Europa. Le ragioni di questo “plebiscito” sembrano dare ragione a Baettig, secondo il quale il centralismo di certi stati e sopratutto il peso di Bruxelles, convince sempre più gente a guardare alla Svizzera come modello di efficienza e di indipendenza.

Un funzionario del comune di Como, citato dalla Luzerner Neuste Nachrichten, quotidiano di Lucerna, ammette che se la città fosse svizzera sarebbe sicuramente meglio gestita rispetto e molto più attrattiva. Tommaso Cherubino, presidente dell’ associazione degli avvocati e commercialisti insubrici, ritiene invece che una migliore collaborazione con i suoi colleghi ticinesi sarebbe auspicabile e questo potrebbe avvenire se effettivamente le due regioni appartenessero a un solo stato. Tuttavia, dice ancora Cherubino, la gente che vorrebbe aderire alla Svizzera lo fa solo per ragioni economiche come per esempio i salari più alti rispetto all’ Italia.

Come la Lombardia, anche il Baden-Wuerttenberg è uno dei Land tedeschi che maggiormente contribuisce al bilancio dello stato centrale. Un ruolo che la gente del luogo sempre meno si vuole assumere. La riunificazione tedesca continua a costare moltissimo, la disoccupazione nell’ ex-Germania orientale rimane a livelli record. Per coprire i buchi di bilancio, il governo centrale si affida proprio alle regioni ricche come il Baden-Wuerttenberg o la Baviera. Ecco che allora la prospettiva di sganciarsi da Berlino e annettersi alla Svizzera, con la quale i rapporti economici e culturali sono storici, non sembra essere una scelta assurda.

Nella Franca Contea e in Alta Savoia, è sopratutto il centralismo di Parigi a infastidire. Un centralismo asfissiante che riduce notevolmente i margini di manovra delle regioni. In Francia, la voglia di secessione è una presenza radicata. Sia in Savoia che nella Franca Contea, esistono, infatti, da anni dei movimenti separatisti che chiedono quantomeno l’indipendenza se non direttamente l’annessione alla Svizzera.

Insomma, alla fine Baettig, più che provocare sembra avere svelato un disagio profondo che caratterizza  le regioni di frontiera vicine alla Svizzera. Il deputato svizzero, come il partito che rappresenta, cavalca evidentemente l’ antieuropeismo e il ritorno alle identità regionali. Tuttavia, analizzando le reazioni,  la sua proposta sembra svelare un pronfondo disagio che si va disegnando soprattutto nelle zone di frontiera vicine alla Svizzera. A riflettere, a questo punto, non dovrebbe essere solo il governo svizzero. Qui si impone un’ analisi complessiva, sia nelle diverse capitali nazionali, sia a Bruxelles.

Mario Besani

 

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