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Berlusconi addio! E la Svizzera?

13 novembre 2011 – 17:14Nessun Commento

Mario Monti (cc ESMT)

Cosa cambierà nei rapporti fra Italia e Svizzera dopo l’uscita di scena del governo di Silvio Berlusconi? Sul tavolo sono rimaste diverse questioni a cominciare dal nuovo accordo fiscale che l’Italia ha sempre bloccato. Mario Monti saprà fare meglio del Cavaliere e rilanciare su altre basi i rapporti fiscali con la Confederazione? Staremo a vedere.

Per la Svizzera, l’Italia è il secondo partner economico più importante. Lo scorso anno la Confederazione ha importato dalla vicina Repubblica per 18,7 miliardi di franchi e ha esportato per 16. Inoltre, le attività delle aziende svizzere in Italia assicurano 80 mila posti di lavoro. Senza contare le migliaia di lavoratori domiciliati o frontalieri italiani che lavorano in Svizzera.

Insomma, il legame fra i due paesi è incontestabilmente molto importante. Eppure, da mesi i rapporti fra i due paesi sono molto difficili. A cominciare dagli scudi fiscali, passando per la questione dei frontalieri, dei ristorni e da ultimo l’infinita vicenda relativa alla firma di un nuovo accordi fiscale.

Ora che Berlusconi se n’è andato e con lui anche il ministro Tremonti – il più strenuo avversario a qualsiasi compromesso con la Confederazione – ci si chiede se con il cambio della guarda a Palazzo Chigi, le trattative fiscali potranno finalmente avere un esito più costruttivo. Da mesi si dice che gli “sherpa” delle due diplomazie sono al lavoro per cercare una soluzione sull’ annosa questione fiscale. Ora, però, che il governo sta cambiando, cambieranno anche gli interlocutori italiani con il rischio che si debba ricominciare tutto da capo.

Monti: un pragmatico

Mario Monti, che ha ricevuto proprio stasera l’incarico per formare il nuovo governo, non è però un politico ma un tecnico pragmatico. Un accordo con la Svizzera, simile a quanto raggiunto da Berna con Londra e Berlino, porterebbe immediatamente nelle disastrate casse italiane almeno 10 miliardi di euro, (c’è chi azzarda cifre molto più alte) attraverso una sanatoria “una tantum” per chiudere i conti con il passato e un miliardo ogni anno quando l’accordo entrerà a regime. Tuttavia, bisognerà vedere quali saranno le priorità del nuovo primo ministro. E’ chiaro che benedire un accordo con la Svizzera, permettendo agli evasori di continuare a portare anonimamente oltre frontiera i loro capitali, potrebbe essere rischioso per chi intende ridare legittimità al paese e mettere a posto i conti. Ma i miliardi che potrebbero arrivare subito dalla Svizzera, con la firma dell’accordo fiscale, sarebbero davvero tanti: difficile dire di no soprattutto in un momento come questo.

Tirare sul prezzo

Mario Monti potrebbe però approfittare di una nuova situazione venutasi a creare in queste ore, per tirare sul prezzo con gli “svizzeri”. Infatti, oggi, si è saputo che il governo tedesco, pressato dall’opposizione socialdemocratica della SPD, potrebbe chiedere a Berna di rivedere, almeno in parte, l’accordo che i due paesi hanno firmato il settembre scorso. L’SPD ritiene che il governo di Berlino sia stato eccessivamente morbido con la Svizzera. Un tale accordo, se non corretto, ha fatto capire l’opposizione, non supererebbe il voto del parlamento, sopratutto del Bundestag, (il Senato) in cui la SPD detiene la maggioranza.

MB

 

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