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Precariato e contratti su chiamata. Così il Ticino sfrutta i frontalieri

23 giugno 2010 – 07:45Nessun Commento

Centro commerciale (foto L. Holländer)

I frontalieri sono una vera e propria manna per le ditte ticinesi, soprattutto nel settore del commercio al dettaglio e all’ingrosso. In numero crescente vengono assunti con contratti di lavoro precari (lavoro a ore e su chiamata) e salari inaccettabili per il mercato svizzero.

Lo denunciano i sindacalisti ticinesi Raoul Ghisletta e Saverio Lurati, che hanno chiesto al governo di intervenire in maniera decisa presso le ditte che offrono condizioni di lavoro inadeguate. I due deputati socialisti sono particolarmente preoccupati per i divario fra il numero dei disoccupati che cercano lavoro nel settore del commercio e della vendita, e l’aumento delle assunzioni di frontalieri a condizioni inaccettabili per i residenti.

In una interrogazione suggeriscono misure per costringere le ditte che “giocano sporco” e approfittano “della libera circolazione della manodopera per fare i propri affari, peggiorando le condizioni di lavoro, e disinteressandosi dell’occupazione dei residenti.” Fra i provvedimenti proposti c’è ad esempio la richiesta di monitorare attentamente lo sviluppo della situazione, la sospensione delle deroghe agli orari di apertura dei negozi, e una attenta sorveglianza del rispetto delle condizioni di lavoro.

Secondo Ghisletta e Lurati, sul settore si impone una riflessione politica, “se si pensa che il commercio ha chiesto e chiede al consumatore residente di fare la spesa in Ticino per sostenere l’economia locale!”

Il passo dei sindacalisti ticinesi ha suscitato perplessità presso i colleghi italiani. Interpellato dal Corriere della Sera, il segretario dei frontalieri della Cgil di Como Claudio Pozzetto si è detto meravigliato per questa presa di posizione “anche perché con Unia abbiamo sempre condotto battaglie in comune. Se l’interrogazione ha come bersaglio le aziende perché giocano al ribasso con i lavoratori di qualunque nazionalità, è un conto. Ma se il bersaglio sono i frontalieri, allora non ci stiamo».

Red.

 

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